
Abyssian
Prende sempre più corpo il progetto Abyssian, fondato dall’ex Sinoath Roberto Messina nel 2010 e titolare ad oggi di “Nibiruan Chronicles” del 2016 e di “Godly” del 2021. Terzo atto che vede l’ingresso alla voce di Umberto Vono ed è caratterizzato ancora dal predominare del colore verde, rimando agli amati Type O Negative e tratto distintivo che permette di identificare immediatamente le pubblicazioni fino ad oggi succedutesi. Noto che Let me die under the stars è stato registrato nel 2024, e se ne è occupato Mattia Stancioiu nel suo Elnor Studio, come il suo predecessore di cinque anni or sono, elemento di continuità da tenere presente, e che è chiuso dalla cover di… “Avalon” dei Roxy Music!
Ora, chi mi conosce ben sa cosa essi rappresentino per il sottoscritto. Io ascolto ogni disco più e più volte, prendo appunti, annoto dettagli. La prima volta di Let me die under the stars fu alcune settimane or sono. In cuffia. Le tracce scorrevano lente e compassate, giungo alla sesta, l’ultima. Le parole scandite con misura (anche troppa, potrebbe osare di più, ne ha certamente i numeri Umberto), il testo… è allora che la riconosco. Perché “Avalon” dall’omonimo commiato dei RM viene riletta dagli Abyssian trasmutandola in un brano doom esemplare, e richiamo ancora i T0N come riferimento. La linea melodica che caratterizza questo piccolo gioiello di melanconia blasé regge la struttura, lo si riconosce ancora, ma è l’impianto ad essere modificato, rinforzato, riscritto fino ad essere fatto proprio dal quintetto lombardo. E finalmente mostrando gran rispetto nei confronti dei titolari dell’originale.
Un esercizio di esecuzione non sterile, siamo giunti ad esso dopo aver attraversato l’omonima traccia, estesa suite che sfiora i ventisette minuti di durata, ripartita in tre movimenti che la rendono dinamica; epica crepuscolare come nella migliore tradizione del genere, quello fedele alla scuola-Candlemass, l’ala più magniloquente. Una dimostrazione di coerenza, l’osservanza delle regole è per Abyssian elemento ulteriore di stima, oggidì si assiste ad una progressiva diluizione della forma classica del doom che sovente, troppo spesso!, ne stempera i contenuti. E’ nell’ultima frazione (la più lunga) che il brano lambisce i lidi del gothic più vespertino, ampliando e potenziale l’effetto narrativo poggiante su un chitarrismo dolente ma mai domo e su una sezione ritmica che si adatta perfettamente al canovaccio.
Aperto dalla strumentale “In my times of forlorn” e suggellato dalla citata “Avalon”, Let me die under the stars conta nella sua lista anche una versione aggiornata di “Back to Tilmun”, opportunamente segnata come “AD 2026”, già inserita in “Nibiruan Chronicles”, brano, questo, che rimanda al goth, quello sisteriano stavolta, riletto però dai Maestri Paradise Lost.
Let me die under the stars è l’ulteriore passo intrapreso da Roberto nell’acquisizione di una espressività sempre più personale. Esente da sperimentazioni e mantenendo a debita distanza gli stereotipi, non manifesta cedimenti e nemmeno incertezze. Ed è questo un risultato eccellente.
Web: https://abyssian1.bandcamp.com/album/let-me-die-under-the-stars
