AGA – Condivision

 

Lo confesso (non è la prima volta che lo faccio), da qualche anno, quando m’imbatto in una lista di brani (potevo utilizzare tracklist, no?) che in numero supera i dieci, mi prende un filino di affanno. So di illustri recensori (io sono solo un imbrattafogli, e nemmeno uso l’inchiostro…) che ricorrono a rimedi drastici, ascoltarne solo alcuni, o peggio solo frazioni. Ma io no, io ascolto, ascolto ed ascolto tutto, e non per autoinfliggermelo, bensì per curiosità, per il piacere di imbattermi nella bella canzone, e magari per infine concludere che sì, meritavano davvero tutte. E non accade mica di rado, tutt’altro. E chi mi conosce, sa che so essere spietato.

 

 

Quindici brani computa Condivision, ma trattasi di una collezione, di un il meglio di, nel nostro caso di Alessandro Antolini/AGA. Batterista (ed insegnante dello strumento), compositore, titolare di una etichetta in proprio (Drummer Caffè) e di una discografia che, dal 2003 al 2025, conta sette fra album ed ep, dei quali ora condivide parte del contenuto. A suo giudizio, quanto lo rappresenta. Materiale interessante, non v’è un episodio che manifesti incertezza, non registriamo alcuna caduta di tensione che, considerando l’oggetto, una raccolta, è valida testimonianza di una discografia omogenea nella sostanza. La quale dichiara la fascinazione del nostro per sonorità prevalentemente elettroniche, sviluppate con un gusto espositivo ed un buon gusto rari. Non si scivola mai nell’ovvio, nel banale, anche il ricorso alle citazioni (che si riscontrano, diverse pure, giocatevela ad individuarle) è sempre funzionale alla resa, ad arricchire la struttura, ad accrescere il fascino della canzone (e, magari, anche a soddisfare l’elemento ludico). Non a caso, non può esserlo, Condivision è aperto da una personale, sincera ed intelligente versione/omaggio a Franco Battiato, con una “Chanson egocentrique” che non cede alla subordinazione, riducendola all’essenza, ricavandone una veste algida, perlacea. Segno di rispetto, tanto che l’altro episodio non autografo, “Atmosphere” (se leggete VS non serve che citi gli Autori), è condotto con medesima attenzione: se a queste affianchiamo “Respiro” (ma potrei aggiungere altri titoli ancora), ecco che possiamo stabilire un punto di contatto con l’azione intrapresa nell’ultimo lustro dei Novanta dai Bluvertigo. Antolini non è solo un buon compositore (e le collaborazioni che può legittimamente vantare avallano il titolo), è chiaramente anche un ascoltatore, un captante di suoni e di tendenze ma, soprattutto, non indossa gli abiti paludati del saccente, di chi pretende la nomina ad Artista. Perché nelle quindici (gradevolissime, tutte) canzoni che si susseguono, l’una dopo l’altra, in Condivision, egli inocula misurate dosi di (auto)ironia, rendendo così quest’operazione (intendiamoci, oggi pubblicare un disco rasenta l’insania) ancor più piacevole. I sintetizzatori che s’involano lasciando dietro di loro festoni sericei, la voce che s’insinua lusingatrice scivolando su superfici perfettamente levigate e tra colori pastello, Moroder che produce i Japan, gli Ultravox davanti allo Stephansdom, Martin Fry indeciso tra cravatta e farfallino… Fuori dal tempo, ed è meglio così.