
Are you human?
Compie il fondamentale passo del debutto in lungo il progetto Krimea, intestato a due musicisti di provata esperienza quali Alice Taylor e Nick SoLow, anche se la nascita del complesso risale a cinque anni or sono (e la pandemia ne ha rallentato l’operatività e lo sviluppo). Passo che, mai mi annoierò (magari voi sì, chiedo venia…) dal ripeterlo, va inteso come partenza, non meta finale, punto d’origine dal quale potenziare quelli futuri; vi giungono sulla scorta di una campagna promozionale architettata con giudizio, avendo già rilasciato tre esplicativi singoli che oltre a creare aspettative, hanno assolto al compito di fornire le necessarie linee stilistiche alle quali il duo si conforma.
Potremmo frettolosamente (ma non è la mia indole) classificarlo come synth pop (esemplare a tal proposito “Ghost Town”), termine che, come il famigerato post punk, ha palesemente smarrito la sua funzione, imbrattandosi in una pletora di ramificazioni (troppe quelle secche) che, più che illustrare, rendono solo confusione.
La proposta di Alice e di Nick si rifugia in una eleganza formale davvero d’altri tempi, esibita con cura anche nelle fotografie promozionali: più OMD (e new romantic nelle misteriose “Deepest side” e “Sacrifice”, fra le mie predilette) che troppi epigoni di gruppi che, estrapolati dal contesto sociale nel quale germogliarono, nulla hanno da offrire se non una idea di suono prosciugata.
Ma proprio ricorrendo all’esperienza, Krimea evita la trappola del revivalismo anche se, inevitabilmente, con chi si riferisce solo al passato (l’algoritmo della nostalgia) dovrà confrontarsi, con il rischio di ricevere apprezzamenti convenzionali, ma privi di sostanza effettiva. Con chi reitera l’ascolto delle reliquie, concedendo alle nuove (forse non è proprio il caso di Krimea, considerando gli accennati trascorsi dei due titolari) leve solo un ascolto distratto. La regola del dancefloor per semi pensionati, che miete sempre più innocenti vittime.

Krimea
Dodici brani dei quali, al netto della triade di singoli, nove (beh, questa me la porto fuori, almeno le sottrazioni…) sono freschi di stampa, con l’avvio affidato a “This pleasure” (il primo ambasciatore), seguitando una “Love her eyes” dall’afflato molto romantico, ma già con “Vivre le sombre” ci si cala negli anfratti più reconditi dell’anima. Dodici tracce per tre quarti d’ora, altra scelta temeraria, oggi chi ascolta non è più uso a distanze così impegnative, riservare qualche episodio a b sides di singoli poteva offrire una soluzione, ma le intenzioni dei due Autori vanno rispettate, ed a loro merito va segnalata una produzione nettamente superiore agli standard, affidata a William Benedetti e concretizzatasi negli Stati Uniti, e la varietà di queste canzoni, peraltro già verificata grazie ai già rimembrati singoli (“Die-Monds” ed “Over and over” gli altri due titoli), due elementi determinanti nel comporre un giudizio finale più che positivo. Velato d’una oscurità mai opprimente, Are you human?, interrogativo quanto mai attuale, offre all’ascoltatore più d’uno spunto di interesse (la cura delle voci e dei suoni su “Lunar atmosphere” dall’andamento sibillino, potenziale quarto singolo), al duo confermare ora le buone intenzioni ivi palesate.
