
Nuova fatica in studio per la band britannica, che ha dato alle stampe in questo 2026 Paradises.
Il precedente Time’s Arrow – uscito nel 2023 – seppur di discreta fattura, non mi aveva particolarmente entusiasmato; attendevo quindi al varco i Ladytron con questa nuova uscita discografica, ottavo full-length della loro ormai più che ventennale carriera.
Si parte con “I Believe in You”, in linea con le classiche sonorità synth-pop/electro-pop della band, ascolto senz’altro piacevole così come per la successiva “In Blood”. Si prosegue con “Kingdom Undersea”, ove troviamo interessanti reminiscenze ‘80; decisamente ispirate anche le seguenti “I See Red”, dai ritmi più sostenuti e incalzanti e “A Death in London”, decadente e con melodie – anche dal punto di vista vocale – davvero apprezzabili. Brano tra i migliori di quest’ultimo lavoro in studio.
Con il proseguo dei brani“Paradises” si rivela senza dubbio un buon lavoro, ben articolato e che a mio avviso non potrà che essere apprezzato dai fans della band di Liverpool; tra le songs, degne di nota per il sottoscritto anche la cerebrale “Metaphysica”, “Cought in the Blink of an Eye”, nel loro classico stile ma senza emulare il passato nonché l’accattivante atmosfera della conclusiva “For a Life in London”. Non posso non menzionare infine le ottime prove vocali di Helen Marnie e Mira Aroyo alla voce, vero e proprio marchio di fabbrica del mondo Ladytron.
Poche le cadute di tono nei 16 brani di Paradises, cito in particolare “Sing” e “We Wrote Our Names in the Dust”, che non mi hanno convinto appieno.
Tirando le somme, Paradises – pur non annoverandosi tra i migliori episodi in assoluto della carriera dei Ladytron – ci mostra una band decisamente in buona salute.
Disco da ascoltare più volte per cogliere tutte le sfumature e godersi appieno le atmosfere e le trame sonore della band britannica.
