
Naturens Skrik
Terzo disco in sei anni, cadenza regolare per la creatura di Andreas Wærholm, unico intestatario del progetto Urkraft. Naturens Skrik, ovvero l’urlo della Natura, un grido di rabbia, di disperazione, di rivolta. Nove brani, escludendo apertura e chiusura lunghi ed articolati, nei quali il furore si stempera in sezioni più lente e solenni, guidate da onnipresenti tastiere che contribuiscono fattivamente ai cambi di atmosfera, ai repentini mutamenti d’umore che caratterizzano un disco informato a quel black ortodosso che non rinuncia all’esplorazione di soluzioni prog (in “På røyndommens rand” estremizzando le soluzioni elaborate dai Fates Warning), funzionali al con testo narrativo che Wærholm sviluppa con una fermezza feroce; le canzoni sprigionano un’energia primordiale, come il black delle origini, ricorrendo all’epica (“Ids fanger”, la corrusca e bathoryana “Naturens skrik”, pertinente title track che rievoca la funerea marcia di “One rode to Asa Bay”), convertendosi in doveroso e franco omaggio alla Natura originaria, antica. Un mondo remoto definitivamente collassato sotto i colpi di maglio di una (in)civiltà prona, il progresso inesorabilmente eclissatosi nella dissoluzione, alla quale Urkraft non offre rimedi bensì la più terrifica, appropriata partitura.

Urkraft
