Alchem – Bloody rose

 

Opera ambiziosa, e l’ambizione non è colpa o vizio!, questa del terzetto che si nomina Alchem, operativo fin dagli albori di questo millennio, progetto informato ad una concezione compositiva/esecutiva libera da dogmi che si traduce in un’attitudine spontaneamente progressiva. Come immediatamente palesato dalla traccia “Alembic”, più della estesa suite che, con i suoi tredici minuti o poco meno, suddivisa in sei movimenti apre il disco. Una netta dichiarazione di intenti: gli arditi esercizi di Annalisa Belli, dotata di carattere delineato e di timbro versatile, s’inseriscono tra le trame intessute da Pierpaolo Capuano e da Paolo Tempesta, entrambi pronti a liberare gli strumenti e le intenzioni, generando un ininterrotto saliscendi di emozioni. Suggestione purissima. Esibiscono doti tecniche senza ripararsi nell’angolo dei falsi pudori, e quivi subentra il lascito della scuola italiana del dark sound, una via autonoma e riconoscibile che non cessa di trovare ed ispirare nuovi adepti (anche se, ripeto, essi contano oltre cinque lustri di attività, ultima manifestazione è comunque “Viaggio al centro della Terra”, debutto in lungo del 2018). L’ampia platea di ospiti permette al trio di ampliare significativamente il vocabolario, traducendolo in opzioni narrative percorse senza che la tensione venga dispersa, “In my loneliness” conferma in fatti coesione di vedute e di metodo. Bloody rose cresce episodio dopo episodio, come quei begli sceneggiati dei Settanta che attendavamo trepidanti, la sera, con il permesso della mamma, giungendo al suo picco con il penultimo passaggio, la tesa, enigmatica e metallica “Deception”, ove gli strumenti si rincorrono, intessendo così un ordito complesso ma mai contorto, ed elegante (la forma è un’altra caratteristica congenita di Bloody rose), e la voce di Annalisa segna un altro, significativo, vertice. Quivi gli Alchem fanno mostra, una volta di più, di una capacità di osare (e di aggiornare il lessico) ammirevole, lasciando trasparire anche buone dosi di autoindulgenza (e la conclusiva “Come un film in bianco e nero” è bella non solo nel titolo). Giustamente, “Deception” è stata insignita del titolo di singolo ambasciatore di Bloody rose, opera che non si rivolge ad una platea indistinta, richiedendo, per il suo pieno apprezzamento, applicazione e, perché no?, una solida Cultura musicale. La quale non si acquista in sconto, lo sappiamo.

Alchem

Bloody rose è distribuito in Italia dalla meritoria Black Widow Records (copie fisiche ordinabili e/o disponibili in negozio).

Per informazioni: https://blackwidow.it
Web: https://thetriadrec.bandcamp.com/album/alchem-bloody-rose