Non è certo la prima volta che i Ductape compaiono su queste pagine: nel corso degli anni abbiamo seguito con interesse il percorso del duo turco, assistendo alla progressiva definizione di un linguaggio personale che, partendo dalla lezione della darkwave e del post-punk europeo, ha saputo acquistare sempre maggiore forza e riconoscibilità. Se Ruh ci aveva colpito per il suo mondo oscuro e claustrofobico, dominato da una rabbia quasi soffocante, Echo Drama aveva trasformato quella stessa tensione in qualcosa di più dinamico e combattivo, confermando la crescita di Furkan e Çağla e la loro capacità di dare forma musicale al disagio e all’alienazione contemporanei. A distanza di due anni, Faded Flowers ritrova dunque i Ductape in possesso di un’identità ormai ben definita: le pulsazioni elettroniche, il basso profondo, le chitarre di Furkan e soprattutto la voce di Çağla, divenuta nel tempo uno degli elementi più caratteristici del loro suono. La metafora scelta per il titolo è quella di un’umanità simile a un campo di fiori appassiti, logorata dalla ripetizione, dall’isolamento e dalle aspettative: una chiave di lettura indicata dagli stessi Ductape e perfettamente coerente con un immaginario che la band esplora da tempo. Dietro una superficie familiare, sembra quindi rivelarsi una diversa temperatura emotiva: alla tensione esplosiva di Echo Drama subentrano atmosfere più sfumate e malinconiche, in linea con i temi della scrittura. Faded Flowers nasce così all’interno di un territorio che conosciamo, ma vuole percorrerlo con uno sguardo almeno in parte mutato.
L’opener “Figures” chiarisce subito l’attitudine del nuovo lavoro: il ritmo rimane sostenuto, ma l’andamento è più melodico e meno aggressivo rispetto agli episodi più tirati di Echo Drama: si impone soprattutto il formidabile basso di Furkan, che domina la struttura del pezzo e ne determina il movimento, mentre la voce di Çağla segue una linea più immediata e accattivante; nel testo, le ‘figures’ del titolo appaiono come presenze immobili e solitarie, ma non meglio definite, con il tempo che continua inesorabilmente a scorrere e affiora il desiderio di liberarsi da questa condizione. Scelta come primo singolo per anticipare l’album, “Fine”, la seconda traccia, conferma la maggiore immediatezza: ancora una volta è la linea di basso a imporsi, potente e trascinante, mentre la ritmica misurata e una melodia davvero incisiva conferiscono al brano una presa notevole; l’oscurità tipica dei Ductape non viene meno e si manifesta anche nel contrasto con un testo decisamente più tormentato di quanto l’impatto diretto della musica potrebbe lasciar intendere. Più avanti, assai insolita appare “Velvet Dawn”, costruita intorno a una melodia elettronica dal movimento circolare, con un andamento che richiama un ballo d’altri tempi, quasi un valzer, conferendo al brano un carattere singolare; la suggestione trova riscontro nel bel video ufficiale, a cura di Begüm Koçum e ambientato in una campagna isolata e arida, dove Çağla e Furkan accennano a più riprese passi di danza, giravolte e casquè. Più accelerata è “D.E.R.T.”, che conserva una forte componente melodica ma la innesta su una ritmica incalzante e coinvolgente. Di tutt’altro tenore è l’ottima “Sad Gravity”, pervasa da una profonda malinconia e sviluppata attraverso una progressione molto efficace: l’avvio relativamente lineare si arricchisce gradualmente, lasciando emergere con maggiore evidenza anche la chitarra; particolarmente intensa è qui l’interpretazione di Çağla, più partecipe ed emotiva e lontana da quella freddezza quasi straniante che spesso è la cifra del suo modo di cantare.
Alla fine, quindi, con i Ductape continuiamo a trovarci decisamente bene. Faded Flowers è uno di quei dischi che conquistano senza bisogno di effetti speciali o clamorosi cambi di rotta: funziona perché contiene pezzi belli, alcuni più riusciti di altri, e perché Çağla e Furkan sembrano ormai perfettamente a loro agio nel mondo artistico che si sono costruiti. Forse non sarà l’album destinato a lasciare a bocca aperta, ma poco importa: quando l’ascolto scorre così piacevolmente e viene voglia di rimettere la musica da capo, significa che il risultato è davvero positivo.