Sono passati sei anni da quando avevamo lasciato gli Horror Vacui alle prese con Living for Nothing, un album nel quale la componente più apertamente punk degli esordi sembrava aver ceduto definitivamente terreno a sonorità post-punk e dark sempre più marcate. Un percorso che Shadows Sanctuary, nuovo lavoro della band e primo pubblicato per la canadese Artoffact Records, pare oggi portare avanti senza particolari scossoni, affidandosi a una formula ormai ben riconoscibile e ancora decisamente efficace. Non aspettatevi dunque rivoluzioni: gli Horror Vacui continuano a muoversi in territori oscuri e inquieti, sostenuti da ritmiche energiche, bassi in evidenza, chitarre affilate e dalla voce profonda e tormentata di Koppa. Rispetto alla ruvidità punk degli inizi, tuttavia, il suono appare ancora più orientato a un immaginario goth e post-punk, privilegiando atmosfere cupe e una tensione che percorre buona parte del disco. Sono queste le coordinate entro le quali prende forma Shadows Sanctuary, un lavoro che conserva tenacemente i tratti distintivi della band e sul quale vale comunque la pena soffermarsi da vicino.
Ad aprire il disco è una breve “Intro” strumentale di poco meno di un minuto e mezzo, dominata da toni quasi apocalittici: una trama di note elettroniche costruisce un paesaggio sonoro minaccioso e sinistro, preparando adeguatamente il terreno a quanto seguirà. Subito dopo , “Distressed” entra nel vivo con un ottimo basso in primo piano e un ritmo serrato e incalzante, mentre la voce incisiva e carismatica di Koppa sottolinea ulteriormente il carattere oscuro del brano; le atmosfere profumano intensamente di anni ‘80, ma energia e compattezza animano quello che si può considerare uno degli episodi più immediati e convincenti dell’album. La vivacità non viene meno nella successiva “Writing On The Wall”, trascinata da una bella linea melodica e da un canto particolarmente ricco di pathos, che ne sostiene efficacemente la tensione emotiva. Poco dopo, anche “Skyless Eyes” procede su ritmi incalzanti, immersa in un clima decisamente più cupo e capace di mettere in luce le qualità interpretative di Koppa, che si esprime qui con tonalità molto sentite e intense. “A Sunny Day”, poi, stempera almeno in parte le tinte più fosche e disperate che hanno prevalso fin qui: è infatti un pezzo dinamico e immediato, di quelli che sembrano fatti apposta per trovare piena espressione dal vivo, mentre la voce sempre profonda di Koppa provvede a mantenerlo saldamente ancorato all’universo oscuro della band. Tra gli ultimi episodi, la title track ci riporta a scenari più tenebrosi e fortemente impregnati di anni ‘80; in evidenza soprattutto la chitarra, ma il basso, presenza costante e caratterizzante dell’intero lavoro, regge con energia l’andamento, senza tuttavia renderne aggressiva la scansione. La breve “Outro” chiude infine il cerchio, tornando alla componente elettronica dell’apertura e ricreando un’atmosfera quasi da incubo, accentuata da una pulsazione sorda e regolare che affiora progressivamente e accompagna degnamente il disco verso la conclusione.
Nel complesso Shadows Sanctuary è un album solido e ispirato, capace di tenere alta l’intensità dall’inizio alla fine e di confermare la qualità raggiunta dagli Horror Vacui nel corso degli anni. A sei anni di distanza dal precedente lavoro, gli Horror Vacui dimostrano insomma di avere ancora parecchio da dire.