
In Luna
Assai rade le informazioni che ci giungono a proposito di questo progetto ispano/cileno che ad oggi ha pubblicato un album (“Forgotten lives”, debutto del 2015, anno che vide pure la loro presenza nello split “Urban negativism” che condivisero, tra gli altri, con gli Psychonaut 4, esponenti del depressive black più risoluto), oltre che l’inequivocabile “Monuments of pessimism” nell’agosto di questo 2026, compilante due tracce che trovano continuità narrativa nel presente, ed altrettanto esplicito, The architecture of negativity. Il quale si immola sull’altare marmoreo innalzato su ulteriori quattro canzoni aderenti ai canoni del black più refrattario, pur non irrigidendosi in essi, edificando così un suono opprimente, ossessivo che non trova requie o speranza nemmeno nei frangenti più (illusoriamente) pacati, come in “Mountains of anxiety”, episodio ben congegnato ove il multistrumentista Aukka ed il cantante Uruksoth (coadiuvati in questa uscita da due ospiti, il batterista dei Gaerea, Diogo Mota/XI ed il bassista degli Hrzig). “The empty smile” che, chiudendo l’album, manifesta l’anima più oscura del progetto, andando a descrivere un paesaggio sonoro di rara desolazione, incardinato su una melodia funerea, realmente agghiacciante evocata da tetri arpeggi e da un coro che pare ascendere alle profondità abissali della più cupa disperazione. Elementi già palesi nella traccia di apertura, “See disappear” che introduce un disco che gli aderenti al genere apprezzeranno senza esitazione.
