Tre anni dedicati alla composizione, sei alla pre produzione ed infine l’impegno del founding memberOliver Nikolas Schmid (che si intesta pure il perfezionamento) giunge alla fruttificazione. Trentatré anni di carriera, quattordici album di studio, una consolidata reputazione in ambito goth rock, ma la volontà di rinnovarsi pur nel rispetto della tradizione è ancora intatta, ed ecco che il quartetto, completato dall’espressivo vocalist Julian Larre (che imprime la sua personalità ad ogni singolo episodio) e da Ilker Ersin e Dominik Scholz, affidabilissima sezione ritmica (basso il primo, batteria Scholz) può dispiegare il notevole potenziale del quale dispone senza risparmio. Un bacino di ispirazione assai cospicuo dal quale attingere, che Lay me down o silent fear riassume, ma è evidente fin dal primo ascolto che il suono non cede all’assuefazione, incorporando elementi di chiara matrice metalcore, e le parole spese dal bandleader i mesi che ne hanno preceduto la concretizzazione, trovano un riscontro, forse non sempre così immediato, ma sicuramente reale. Gothcore, ho letto e lo riporto, e non essendo io così accondiscendente nei confronti delle etichette, un principio (presto sedato) di pregiudizio s’era insinuato, ma proprio il ripetuto ascolto di Lay me down o silent fear ha messo a tacere i dubbi insorgenti. Il suono è poderoso, richiama i fasti paradiselostiani ma anche l’irruenza del nu metal (“Faceless” è episodio esemplare), ed il metalcore (eccolo) è presente non in semplici scorie (la ballatona “Veil XV”). Rassicuro i retromaniaci, l’album è ancorato al goth, ma la visione che lo percorre è più ampia. E se accanto ai PLost ci metto i Bring Me The Horizon, non lo faccio per assecondare una sensazione, è perché trovo conforto (ancora una volta), nelle dichiarazioni di Schmid, ma soprattutto per l’evidenza di un suono che non prescinde dai canoni di quel genere. Poi ci sono gli HIM, perché no, ma distribuiti in dosi a volte abbondanti, altre più moderate, nella ricerca di un equilibrio non sempre centrato (“A sinful desire”). Chissà se Lay me down o silent fear e quanto espresso nelle dieci canzoni che lo compongono troverà un seguito (soprattutto in tempi meno ampi, “How to shroud yourself with night” risale al 2022), o se verrà archiviato come prova eccentrica, auspico che trovi spazio la prima opzione (tenendo in buona considerazione la conclusiva “At The End Of A Dream Lies The Hope You Once Killed”).

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