Shores Of Null – Homesick

 

Certo che si può uscire dai pantani del gothic doom, se si possiede bravura, intelligenza ed autorevolezza. Quei principi (ma potrei elencarne altri) che non difettano agli Shores Of Null i quali, con Homesick, compilano il quinto album in una carriera prossima al compimento dei tre lustri. Autorevolezza, quella che essi mettono in chiara mostra fin dall’opener “Allies before defeat” ove non dovete contare, ai fini della determinazione del vostro personale giudizio di gradimento, la presenza del violino di Shaun MacGovan (MDB), che leverà il suo lamento anche in altra circostanza, il brano gode di luce (corrusca) propria; bravura, perché se si possiede tali qualità di composizione e di esecuzione, questo è un merito, non va dissimulato per nessuna ragione, e la gagliarda “Two Mountains” è lì a ratificarlo. Il gothic che ispira, il doom che rinforza ed il death che sferza, Davide Straccione che declama, cantante ormai maturo (ed attendiamo i Corvin!), la melodia che tracima gli argini di “Bleed to life”, accostando i nostri ai capostipiti del genere che essi riconoscono portando loro il dovuto rispetto. Collettivo coeso, con le chitarre di Gabriele Giaccari e di Raffaele Colace instancabili tessitrici di trame intense e raffinate e la vigorosa sezione ritmica Matteo Capozucca (basso) ed Emiliano Cantiano (batteria) pronta a rinforzare, quegli argini, trattenendo la forza che esprime per poi rilasciarla, libera di attraversare con passo di marcia le lande desolate del gothic doom più melanconico (“Society is the Murderer”). Homesick è disco compatto, uniforme, sommando la densità del suono (potente, bilanciato, definito, la produzione di Marco Mastrobuono è esemplare) al movimento, una manovra che avvolge, circonfonde. V’è una altra ospite da segnalare, Natalie Koskinen il cui nome è indissolubilmente legato alla sigla Shape Of Despair (ma la Safrosskin ha prestato la sua voce su “World of sin” dei – dispersi? – The Abbey), valga la nota riportata per MacGowan, anche se è indubbio che la sua presenza (discreta, si limita ai cori) su uno degli episodi più significativi di Homesick, ovvero la compassata “The numbing void” arricchisce la stessa d’una aura enigmatica, resa ancor più affascinante dal violino di MacGowan. La copertina è firmata da Brooke Shaden, fotografa americana, ed è parte di una serie intitolata “Begin again”. Una nuova casa, ma per chi già segue gli SoN, molti saranno gli elementi familiari.