Ritorno in grande spolvero per gli Echo and The Bunnymen, con un disco in grado di affascinare già dal titolo: Apples For Isaac.

Ci eravamo lasciati nel 2014 con l’ultimo studio album – Meteorites – che a mio parere se la giocava alla pari per il titolo di “disco più debole” con il precedente – The Fountain -, due passi non del tutto falsi ma di certo non entusiasmanti rispetto agli standard alti, invero mai nuovamente raggiunti, non solo della prima parte di carriera, ma anche nei confronti delle release degli anni ‘00.

Anticipato dai due irresistibili singoli “Brussel Is Haunted” e “The Light That Sorrounds You”, le aspettative non sono state deluse.

L’album inizia con con un trittico micidiale “Take Me By The Hand”, “Can’t Be Sold” ed il primo singolo, carichi di energia e hook micidiali come ai vecchi tempi.
Segue la prima ballata dell’album, una splendida “I’ll Be Your Sunshine” che presto vi ritroverete a canticchiare mentalmente mentre state facendo qualcosa di bello durante la giornata.

Esplode nuovamente l’energia in chiusura del lato A con “Hijacked” e l’accattivante “The Honey” in cui la voce di McCulloch quando pronuncia “Honey” è irresistibile.

Il lato B si apre con i toni dimessi ma piacevolmente familiari di “An Unstoppable Force” che mi ha fatto tornare in mente il periodo di album come Evergreen, per proseguire con il secondo singolo, vera gemma psichedelica. L’energica “Lab Rats Ran” impreziosita dal sax introduce “Asimov” nella quale Will Sergeant è ben riconoscibile con il suo stile. Chiude in bellezza la dolce “We Prayed in The Dark” che rappresenta una summa dello stile Bunnymen nel loro lato più emotivo.

In 10 tracce su 11 segnalo che alla batteria è presente Clem Burke dei Blondie, venuto a mancare durante le registrazioni. L’intero album è scritto da McCulloch, segno forse che la creatura musicale Bunnymen stia sempre più diventano un progetto solista? Poco importa perché siamo al cospetto di un ottimo ritorno, tutt’altro che banale, in cui la band si rilegge in chiave moderna senza copiare il proprio passato.

Mi si perdoni il gioco di parole, ma dare per “scontato” questo album equivale a commettere il più “scontato” degli errori.