E’ sabato. Gli Hardcore Superstar hanno firmato per Frontiers. Scorro le notizie, qualche giorno fa la BLKIIBLK, il ramo alternativo della casa madre napoletana, ha rilasciato un comunicato che non posso non prendere in considerazione. Ora, The 69 Eyes hanno pubblicato recentemente un eppì, “I Survive”, che ammiccava ai vecchi fasti sleaze dei finnici (complice la presenza di Steve Stevens sulla traccia omonima? Ma pure Ed Mundell su “Devil’s rose” non era mica capitato lì per caso?). Ma l’annuncio che un disco acustico è in preparazione, uscita prevista per i primi del 2027, e che il brano anticipatore è una versione denudata di “Brandon Lee” (sottotitolato “Forma Acustica“, proprio così), uno dei picchi di “Blessed be”, oltre cinque lustri fa, ere geologiche per il rock, non può lasciarci in sospeso. Brano rivisto affidato alle sapienti mani di Matt Hyde, già responsabile della produzione su “Back in blood” (2009, li vidi al New Age di Roncade, maglietta in archivio), ma accreditato anche su dischi di Slayer e di Deftones, oltre che sull’ultimo autotitolato dei Megadeth, che scalò fino al primo posto le classifiche statunitensi, corredato da un video che vede i nostri, coi volti segnati dall’età, proporsi con la dignità di chi nulla ha da chiedere. Elegante bianco e nero, sottile melancolia di fondo, glamour esibito con nonchalance dalle fascinose Corinna Puleo e Lotte Vainio, questa riedizione di “Brandon Lee” è ben più di un semplice esercizio di memoria, o di un ben programmato lancio promozionale, inserendosi con onore tra le canzoni più significative di una carriera ammirevole.