Una Proporzione Certa

di Scripta Volant & Kai Zen

26 novembre 2054, Matera, Repubblica di Lucania, Federazione degli stati d’Europa.

– Cazzo – esordì Peter Stanton, mentre dal Faskom cominciavano a scaricarsi sulla parete schermo i diagrammi temporali che aveva digitato dal suo braincomputer. Essere tra i pochi che potevano dare risposte a quel tipo di quesiti significava elaborare in tempi, per gli altri impensabili, un numero infinito di dati, trasformarli in calcoli e intesserli in ragnatele di linee.
– Se vuoi, questo materiale posso passartelo, ne ho copie a sufficienza qui. – E sorrise, indicandosi la fronte, dove un infinitesimale settore di pelle era occupato da una sostanza traslucida.
– Osserva questo – Stanton indicò un diagramma in alto a destra – le linee formano una sorta di tunnel per effetto degli psitroni; nel momento in cui il tunnel sarà completato, potrà avvenire il passaggio del pensiero e… di ogni altro materiale. E’ davvero possibile che i rifiuti vengano incanalati nel tunnel e inviati…in altri tempi sulla scia della memoria dell’acqua. Hai mai approfondito la teoria dell’ilozoismo? I micronumeri indicano la velocità dell’acqua lanciata a 1000kbetrixmicro.micro, i micronumeri periodi di tempo a partire dal 2054. Temo, cara, che siano i periodi di deposito, anzi, ne sono certo. –

L’Imam osservava con meticolosa attenzione, mentre cercava di dominare il tremore delle mani stringendo la tazza ancora bollente di tè alla menta; si scottò le dita. Chiese a Stanton di darle ancora qualche spiegazione, qualche elemento di conferma. Non avrebbe potuto muovere un passo se non avesse avuto la certezza della tragedia che stava per verificarsi o che… non le riusciva di dirlo… si era già verificata. Un orrore indicibile le strinse lo stomaco e la fece sollevare dai morbidi cuscini. Si avvicinò all’altro grafico, su cui lampeggiavano numerosi led.
La voce nasale di Stanton anticipò il pensiero dell’Imam:
– Non mi è possibile intervenire dall’esterno, tu potresti farlo, sei un’autorità, per quanto guardata con sospetto, sei sempre un’autorità…- Potresti intercedere presso il Presidente, o meglio ancora far sì che si manometta l’impianto.-
Lo sguardo della donna si fece pensieroso. Stanton correva veloce. Per lui tutto era semplice. Manomettere l’impianto, fare pressione sul presidente scavalcando il governatore e chi c’era dietro di lui, il Basilisco. Le implicazioni politiche erano molte e l’equilibrio delicato. Per agire avrebbe dovuto trovare qualcuno disposto a farlo senza coinvolgere nessuno direttamente. Qualcuno di cui fidarsi a occhi chiusi… Fare saltare tutto senza fare rumore, ma come?
– Ci sarebbe un modo, Karima – disse Peter, dopo qualche minuto di silenzio.
– CIRCE o DIOTIMA2, i database della documentazione storica. Potresti ricercarvi notizie su zone temporali contaminate dalla radioattività, potresti scoprire allora di immani disastri o di fenomeni straordinari. Negli archivi della memoria è spesso la chiave dei misteri, oltre che della storia…-
Storia, memoria, tempo: la domanda nella mente di Karima assunse un altro volto. Non come fare, ma quando farlo? Se qualcuno, in un’altra epoca avesse svolto il lavoro sporco, lei non avrebbe dovuto sporcarsi le mani.
-Peter… ti sembrerà assurdo ma… C’è un modo per comunicare con il passato? Che ne so, magari proprio attraverso la tecnologia dell’impianto?
Stanton si rabbuiò, intuendo in modo vago ciò che l’amica pensava e passandosi la mano sul mento irsuto disse: -Tecnicamente penso si possa fare… Ma, se fosse possibile, dovresti trovare ‘dall’altra parte’ qualcuno che ti ascolti…”

Anno del Signore 1365, nella città di Potenza.

La pesante lastra di pietra si sollevò con uno stridio, mentre un flusso d’aria maleodorante si spandeva per la chiesa.
Modesto, in preda a un tremito violento, cercò per l’ultima volta di trattenere Eymerich dal percorrere le strade di Satana. Così sperava di dissuaderlo, non sapendo che ancor più in lui accendeva il desiderio di quello scontro da cui sarebbe dipeso il loro destino: il trionfo dell’unica verità. L’eco della predizione continuava a tuonare nelle sue orecchie: La vita viene dalla morte. La morte viene dall’acqua. Non poté resistere a lungo agli imperativi di Eymerich, la furia puntuta dei suoi occhi trapassava le esili forme di Modesto, la sua volontà indebolita dalle visioni era ormai totalmente preda dell’energia del domenicano.
La città mostrò le sue viscere agli inconsueti pellegrini. Una luminescenza indefinibile riempiva gli spazi cunicolari, ne disegnava le rozze volte e le pareti insozzate da escrescenze fungiformi. Eymerich fu preso da una strana inquietudine, mentre sentì con sorpresa la sua forza indebolirsi. Ma risoluto strinse i denti e spinse il frate avanti a sé.
La struttura delle catacombe non era diversa da altre che aveva già visitato alla ricerca del maligno. Teschi ammassati in nicchie malamente scavate disegnavano percorsi a ritroso nella storia del convento. Crani di dimensioni inusitate, con parti orribilmente deformi e dentature feline parlavano di ben più antichi eventi straordinari. Modesto percorreva silenzioso e sicuro i cunicoli. Lasciò che Eymerich osservasse quei resti e ne traesse le debite conclusioni.
Depositi di statue spezzate, istoriate di ripugnanti concrezioni, si aprivano in improvvisi slarghi, dove la luminescenza si faceva più rarefatta e vagante. I tentacoli della città sotterranea sembravano non avere più fine, quando un debole mormorio d’acqua e un intensificarsi della luce bloccò Eymerich, i cui sensi erano tesi allo spasimo.
– Siamo giunti – disse Modesto, mentre l’aria pungente della notte sferzò i loro corpi.
Il lago si stendeva per una superficie non vasta, le sue acque risplendevano nel buio notturno come se fosse stato ricoperto di infinite lampade ad olio, dal bagliore bluastro. Una nenia lenta aleggiava tra gli alberi scheletrici argentei dove si intuiva la presenza di sagome sfuggenti. Infine gli apparve una visione di straordinaria potenza. Sul volto bruno, splendevano due ardenti occhi neri, una bocca di fanciulla, si apriva lentamente: la morte viene dalla vita. La morte viene dall’acqua. La profonda cicatrice che segnava la sua fronte lasciava scorrere un liquido fluorescente che si versava inesauribile nel lago. Una quiete profonda sembrò impossessarsi dell’animo pur sempre vigile di Eymerich, quella bellezza sembrò togliergli il fiato e le forze, cercò di indietreggiare, sperando di poter sfuggire in qualche modo a quella visione, in cui perfino per lui, inflessibile giudice, era impossibile misurare il bene e il male. La nenia che aveva turbato la mente di Modesto, si interruppe. Echeggiò un grido: – Eymerich! – Le sagome si facevano sempre più nitide, fogge diverse, mani dalle lunghe dita inarcate, occhi acuti nello sforzo della predizione e volti segnati profondamente dalla coscienza del male previsto e pur inevitabile.
– Eymerich… – quel nome pronunciato sempre con odio e terrore, sembrava ora così stranamente dolce.
– Reagire – pensò Eymerich – Resistere – si ripeteva, inquieto per essersi lasciato così facilmente trascinare in quel tranello. Ma le mani di lei sfiorarono appena il suo volto, ammaliandolo ancora una volta . Fu invitato a sedersi nel cerchio disegnato dai loro corpi.
– Non viene da qui il male che cerchi, sappi, qui è solo il porto del male, da qui si spandono i miasmi che generano neonati mostruosi e gli altri eventi raccapriccianti. Questo è il porto del male, non la fonte. Come te, che pur vivendo alla luce del sole rimani nel buio dell’incognita identità, così noi, maghi e streghe di questa terra, possiamo solo nel buio cercare le origini del morbo. Una ricerca comune, Eymerich, i nostri nemici non sono poi così diversi, il potere del Maligno. Mammona ora e sempre governa. Il Pastore devia seguendo Mammona. Trovare il mostro dai mille occhi di luce e dal corpo d’argento che troneggia nelle nostre visioni, questo è ora il compito… –
– Bevi alla fonte dei giusti, Eymerich, e unisciti a noi – la voce della donna bruna risuonò come voce di sirena.
Eymerich non replicò, era ormai preda di una debolezza indicibile.

26 novembre 2054, Matera, Repubblica di Lucania, Federazione degli stati d’Europa.

Fu DIOTIMA2 a rispondere prontamente alla richiesta di Karima. Ai numeri che nei diagrammi continuavano a lampeggiare corrispondevano lunghe videate di documenti degli archivi della memoria. Scorrerli tutti sarebbe stato impossibile, se Stanton non le avesse fornito una formula adatta a individuare il certo nel probabile. Alla fine delle operazioni di selezione rimasero poche schermate da esaminare. Di due documenti la colpirono la coincidenza delle ultime cifre delle date: 1854, 1354. Attivò il traduttore simultaneo e lasciò che le parole fluissero nella sua mente.
Nel corso del XIX secolo un gran numero di vittime viene mietuto dal colera, comparso in Basilicata negli anni 1836 e 1837, nel 1854 e ancora tra il 1865 ed il 1867. Per fronteggiare la situazione, al primo manifestarsi dell’epidemia in Europa, l’Intendenza di Basilicata […] mostra una forte preoccupazione verso le “infime classi“, verso quegli “spiriti deboli” facilmente esaltabili dal “timore concepito di un morbo non conosciuto”, immediatamente si diffondono tra il popolo «voci generali di non esser questa una malattia naturale ma l’effetto di un avvelenamento».

1854 DOCUMENTO N. 8/A

Archivio di Stato di Potenza, Processi di valore storico, b. 131, fasc. 1, cc. 18 e 19. 1854 agosto 22, Abriola

… abbiamo fatto venire alla nostra presenza Valentino Picerno di Pietrangelo, di circa anni otto, Che nel giorno di sabato 19 corrente, stando a custodire gli animali di Nicola Verga dentro un terreno del capitano don Gennaro Passatelli che fiancheggia il piccolo torrente così detto vallone del Gambero, vide verso le ore venti due persone di statura piuttosto giusta vestite con gilè, e pantalone bianco, con cappello puntuto, li quali domandarono dove fosse la fontana che in quel vallone si trova. Il cennato ragazzo loro l’additò, ed esse dopo essersi piegate, e bevuto dentro alla medesima se ne andarono verso il basso del vallone istesso. Indi di tutto ciò fe’ consapevole il suo zio Pasquale Siesto […] Noi quindi in conseguenza della soprascritta dichiarazione abbiamo fatto venire alla nostra presenza il nominato Pasquale Siesto di Francesco di anni venti, contadino domiciliato in Abriola, il quale dietro a opportune domande ha risposto. Che avendo egli appreso dal suo nipote Valentino Picerno che due persone sconosciute si erano poco prima avvicinate al fonte esistente nel vallone del Gambero, vi si portò anch’esso ad oggetto di osservare che cosa mai vi avessero lasciato. In effetti ritrovò in un tonfano tre passi circa distante dal fonte medesimo, un volume di grossezza quasi di un uovo, composto di un materiale piuttosto giallastro. Visto ciò ne fe’ partecipe Il suo padrone Nicola Verga, il quale era nel suo orto ivi sottoposto a circa un tiro di fucile distante dal cennato fonte, e con esso lui tornò al testè mentovato tonfano, e raccolse da quel volume una porzione di quella sostanza; la pose dentro una foglia di tossilagine ricoverta con altra di zucca e se la portò al paese per farla osservare alle autorità che cosa si fosse…

– Volevi una prova, Karima, ora ce l’hai – si disse, abbandonò la tazza di tè ancora fumante sul basso tavolo di alabastro. I cuscini erano diventati anch’essi di pietra. Chiese un aerotaxi. L’aspettava un difficile compito. DIOTIMA2 continuò a segnalare la presenza di altri documenti in memoria, ma Karima pensò di aver letto già abbastanza.

Anno del Signore 1365, nella città di Potenza. Convento dei Frati Francescani.

Severo da Benevento ricevette l’emissario di Urbano V nella sua cella. Padre Fernando l’aveva guidato da lui con un certo rispetto, ma anche con fastidio. Un emissario del Papa nel suo convento poteva essere un segno di stima, ma un colloquio privato con un suo confratello lo escludeva ingiustamente, svilendo il suo ruolo di frate guardiano.
– Vigilare, Fernando – si disse, mentre con fare cerimonioso si congedava dal messo papale.
Severo, che da tempo aveva smesso i panni del politico, sedotto dalla visione estrema di Modesto e Michele, i suoi maestri, aveva ben presto intuito che i tempi non erano loro favorevoli. Covava in lui il tormento della natura ambigua che gli aveva fatto odiare la sua precedente vita. I maneggi della corte papale lo avevano visto giovanissimo preda ora dell’uno ora dell’altro partito, carissimo a tutti e odiato un istante dopo da tutti. Il convento era stato la scelta estrema per salvare la sua anima. Ma il tarlo della doppiezza covava alimentato dalle notti di insonnia. Aveva pregato che nessuno mai si ricordasse di lui, perché sapeva che non avrebbe potuto resistere al richiamo delle vecchie odiose abitudini. Quando aveva visto Modesto ed Eymerich procedere cautamente nella chiesa silenziosa e aveva captato le parole dure e imperiose di quest’ultimo, aveva capito che Dio gli aveva offerto l’ultima possibilità di peccare o di redimersi per sempre. Il demone dell’ambiguità gli pose di fronte la giusta argomentazione: era giovane abbastanza per rimandare al domani il destino della sua anima, ora era il tempo del piacere sottile del tradimento. La sua nota era giunta a Urbano pochi giorni prima in Avignone, proprio mentre questi discuteva con il Cardinale segretario il diffondersi in misura sconveniente delle notizie di fenomeni raccapriccianti e di terribili deformazioni di feti, che stavano facendo la fortuna delle mammane.

Anno del Signore 1365, Avignone, Santa Sede, Giugno.

– Padre Eymerich – insinuò il cardinal segretario – non è dunque lì, dove i fenomeni sono più largamente diffusi? Quali notizie da parte sua? Sua Santità ne conosce pregi e difetti. Forse è lì per questi ultimi?
Urbano sorrise stizzito. Nessuna notizia da quando aveva inviato il terribile inquisitore a Potenza. Una speranza segreta lo pervase.

– Inviamo un messo, cardinale, ma che nulla ne venga a sapere Eymerich, né si informi il padre guardiano, poco di buono ricattabile con due dolcetti di mandorle. Sarà invece Severo, lo ricordi, il giovane chierico allevato nella diocesi di San Paolo, il nostro informatore al convento. –

Scripta Volant & Kai Zen

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