Apoptygma Berzerk: Sonic Diary

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Ver Sacrum Chiunque abbia seguito la carriera di Apoptygma Berzerk dagli inizi ad oggi, sa bene quale sia la passione di Stephan Groth per le cover. “Sonic Diary” dà l’opportunità di raccogliere tutte le svariate cover realizzate dal musicista norvegese nel corso degli anni ed apparse sui vari album, mcd e singoli; oltre alle cover già note, appaiono sul cd anche tre brani sinora inediti: “Bend And Break” dei Keane, “The Damned Don’t Cry” dei Visage e “Bizarre Love Triangle” dei New Order. Il disco viene aperto da “Cambodia” che proprio in contemporanea con questo album viene pubblicata anche come singolo: il celebre brano di Kim Wilde è a mio avviso una delle cover più riuscite del disco assieme alle vecchie “Fade to black” (Metallica), “Electricity” (OMD) ed “Ohm sweet ohm” (Kraftwerk), che ci riportano al periodo prettamente “elettro” di Apoptygma Berzerk, artista che ha invece recentemente optato per una svolta “pop-rock” che ritroviamo nelle varie “Who’s gonna ride your wild horses” (U2), “Coma White” (Marilyn Manson), “A strange day” (The Cure), ecc… Realizzare cover non è una cosa così semplice e se a volte ci si imbatte in versioni anche migliori dell’originale, altre volte il nuovo prodotto non può che farcelo rimpiangere; a questa regola non sfugge nemmeno questo cd, capitolo divertente e tutto sommato gradevole, ma tutt’altro che indispensabile nella discografia di Apoptygma Berzerk. La “limited edition” di “Sonic Diary” include un secondo dischetto che ospita invece remix realizzati da altri artisti per brani di Apoptygma Berzerk. Apertura affidata al remix dei Mesh per “Mourn” (remix incluso anche sul singolo “Cambodia”): apprezzabile il lavoro realizzato dalla band inglese; idem dicasi per “Tuning in to the frequency of your soul – Cyberpunk remix” (realizzato dall’italianissimo MentalSiege) posta in chiusura delle nove tracce che costituiscono questo secondo dischetto. Nel mezzo invece, a mio avviso, la qualità scarseggia; orribile ad esempio “Deep red – Blackmail version”: una rilettura pop-rock che massacra questo storico pezzo (uno dei miei preferiti di APB). Grossa delusione anche per il remix dei Ladytron per “Until the end of the world”; sempre peggiorative rispetto alle versioni originali sono le varie “Pikachu – Darkdream mix” di Sonic Code, “Maze” di Zombie Girl e “Love to blame – Pelton Trashy remix”. Le cose migliorano con il remix dei Sono per la stessa “Love to blame” e quello di Northern lite per “Back on track” ma alla fine il livello globale di questo secondo cd si rivela piuttosto modesto.

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