H.E.R.R.: The Twelve Caesars

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Ver Sacrum Era già da un po’ che non si avevano notizie dell’accoppiata Michiel Spapé e Troy Southgate, alfieri di una musica figlia tanto dell’industrial marziale quanto di certa neoclassica da camera. Il disco si apre con l’esuberante “The Queen of Bythinia”, talmente ricca e frizzante che pare quasi impossibile che questo sia lo stesso duo di The Winter of Constantinople. Poi purtroppo parte il recitato di Southgate e finisce la magia. Il disco è un concept piuttosto impegnativo, essendo basato sulla figura dei Cesari dell’antica Roma, con tanto di suddivisione ideale dell’album in tre movimenti ispirati al periodo giulio-claudiano, all’anno dei quattro imperatori e al periodo flaviano. Sembra pesantuccio? Lo è. Il grande problema degli H.E.R.R. è che si prendono maledettamente sul serio, laddove un po’ di sana ironia avrebbe giovato ai proclami del neo-tradizionalista radicale Southgate. È solo per miracolo che non si scade nel pacchiano puro. Maneggiare con cautela.

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