Zoar: Clouds without water

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Ver Sacrum Questo CD ha rappresentato per me una scoperta assoluta! Non avevo mai sentito nominare gli Zoar ma il fatto che fossero pubblicati dall’etichetta Middle Pillar, da cui sono uscite recentemente ottime cose come il nuovo Changelings, mi ha molto incuriosito. L’aspettativa non è andata affatto delusa. In Clouds without water si fondono in maniera unica e squisita molti stili e influenze diverse, darkwave, musica eterea, industrial e sperimentazione. Nei suoni si uniscono senza forzature chitarre elettriche a tastiere, strumenti classici quali il violoncello a dissonanti rumorismi, campionamenti dei canti delle tribù africane a celestiali voci eteree. L’approccio a questo CD è senz’altro molto intellettuale, ma non si tratta di un lavoro freddo e spocchioso, al contrario: Clouds without water è un’opera unica e profonda, e se proprio un’etichetta va assegnata alla musica degli Zoar questa non può che essere “avantgarde”. Nel viaggio musicale attraverso gli 11 brani dell’album i tre Zoar si sono fatti accompagnare da una schiera di ospiti in cui figurano nomi illustri come Matt Johnson – alias The The – e Brendan Perry: l’ex Dead Can Dance suona e presta la sua voce nei due pezzi “Winter wind” e “Wakeworld”. Un’altra cosa che colpisce dell’album sono i testi, alcuni originali, altri scelti da opere letterarie esistenti, tutti bellissimi. C’è un filo rosso che lega molti di essi ed è una nostalgia verso la natura e i suoi equilibri, con il ciclo della vita a cui fa seguito il tempo della morte (“Winter world”, “Ashes falling”). C’è poi la presa di coscienza, lucida e dolorosa, che “il nostro stile di vita ci sta uccidendo” (“Our way of life”, recitata in maniera magistrale da Matt Johnson e il cui testo è tratto da un’opera di Charles Bowden). Ma il brano che non manca ogni volta di emozionarmi è “In these rooms”: qui un’ispiratissima – e bravissima – vocalist, Jennifer Charles, narra una storia inquietante di una donna che uccide il partner, con rabbia e violenza, (“Tagliai la sua gola, gli sputai negli occhi e aspettai tre giorni fino a che non apparvero gli scarafaggi”) in seguito alla seguente amara scoperta: “E venne il giorno in cui siamo diventati ciò che abbiamo sempre odiato, e in qualche modo imparammo ad amare queste nuove cose e non è stato per niente difficile come avevamo immaginato. E’ stato come camminare contro un vento freddo, un vento che ci bruciava i sensi; così andammo avanti, amorfi, tutti un sorriso, dimenticando senza paura i nostri peccati”. Signori, in piedi, quest’album è un capolavoro!

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