The Kills: No wow

0
Condividi:

Ver Sacrum Un paio d’anni fa i The Kills (duo composto da Jamie Hince, detto Hotel, e da Alison Mosshart, detta VV) hanno esordito con l’album Keep on your mean side e sono stati subito paragonati ai ben più famosi White Stripes, ma le similitudini tra queste band sono più che altro legate al fatto di essere tutte e due composte da una coppia di persone, perché il genere di musica a cui sono dedite non è certamente lo stesso… Nel 2005 sono usciti i nuovi cd di entrambe le formazioni ed è quindi stato inevitabile metterle di nuovo a confronto, ma oggi più che mai ci vuol poco ad accorgersi che la cosa non ha molto senso, visto che tra Get behind me Satan e No wow c’è un abisso! Mentre Meg e Jack White continuano a sorprenderci con canzoncine efficaci ma dal gusto a dir poco rétro (che a sentirle sembra siano state registrate negli anni cinquanta, e per giunta in un garage o in un postaccio simile!) VV e Hotel ci propongono una serie di composizioni che attingono a piene mani dalla tradizione (è innegabile, infatti, che esse siano influenzate dal rock-blues), ma che allo stesso tempo si rifanno anche a certa elettronica ossessiva e priva di fronzoli (non per nulla il buon Jamie ha dichiarato di apprezzare parecchio i seminali Suicide). Questo abbinamento rende i brani molto particolari: essi sono in grado di coinvolgere l’ascoltatore grazie alla loro semplicità e immediatezza, ma allo stesso tempo non possono essere considerati come musica “usa e getta”, anzi direi che con essa non hanno nulla a che spartire. La prima parte del disco è senz’altro la più interessante ed originale, con una sequenza di song davvero azzeccate: si parte con le ritmiche ripetitive e i crescendo dell’affascinante titletrack per poi passare alla torrida e sensuale “Love is a deserter” e all’oscura “Dead road 7”, seguite dalla celebre (e bellissima, a dispetto del suo minimalismo strutturale…) “The good ones”, la classica canzone che ti entra in testa e ti ritrovi a canticchiare nei momenti più impensati. Anche “I hate the way you love” non è niente male, mentre dalla sesta traccia in poi il livello cala lievemente (non si tratta però di materiale scadente, ma solo di pezzi un po’ meno d’impatto e originali dei precedenti). Davvero apprezzabile (e questo vale per ognuno dei brani) la performance vocale di Alison/VV, una delle poche cantanti della “new rock generation” che sa il fatto suo e che mi sembra anche dotata di un discreto talento, sia dal punto di vista strettamente vocale che da quello interpretativo. Una band sorprendente insomma, che ha fatto molto di più di quanto ci si potesse aspettare e che può essere considerata come una delle vere rivelazioni di quest’anno!

Condividi:

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.