Maxïmo Park: A certain trigger

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Ver Sacrum Non lasciatevi trarre in inganno dal fatto che i Maxïmo Park incidono per un’etichetta come la Warp, perché il quintetto di Newcastle non ha nulla a che fare con la scena elettronica, anzi può essere considerato come uno degli astri nascenti della “nu new wave” inglese, fenomeno musicale che ultimamente sta crescendo a ritmi impressionanti e grazie al quale (per nostra fortuna…) stiamo ascoltando cose parecchio interessanti! Viene da domandarsi se saremmo qui a disquisire sull’esordio di Paul Smith (il cantante dei MP) e compagni se nel 2004 non fossero esplosi i Franz Ferdinand, ma rimane il fatto che questo revival di sonorità tipicamente anni ottanta è una gran bella trovata, che sta suscitando la curiosità di svariate tipologie di ascoltatori (ovverosia quelli più anzianotti, che una ventina d’anni fa erano già abbastanza grandi e “consapevoli” da potersi render conto di quale fosse l’alternative-sound più in voga nella terra d’Albione, ma anche quelli più giovincelli e sprovveduti, che magari si entusiasmano ad ascoltare musica diversa dalle cose a cui sono abituati!). Il punto è che gruppi come i Maxïmo Park e molti altri sono riusciti a rendere più attuali e recepibili certa new wave e certo pop che tanto andavano di moda in passato, e l’hanno fatto mescolandoli con il rock più tradizionale e diretto, anche se è ovvio che ogni band ha privilegiato componenti diverse. Nel caso di A certain trigger c’è uno sbilanciamento verso tutto ciò che suona più “old-fashioned”, non per niente si tratta di un album che fin dal primo ascolto fa venire in mente formazioni come Jam, Smiths, Talking Heads o Wire (e talvolta pure i Sex Pistols, dato che si possono notare delle similitudini tra il modo di cantare di P. Smith e quello di J. Lydon!), ma ciò non toglie che sia anche gradevole e alquanto immediato. Le tredici tracce incluse sono tutte molto belle, ma direi che alcune in particolare “spaccano”, e da sole valgono l’acquisto del cd! Paradossalmente esse sono meno concentrate nella prima metà del lavoro che nella seconda, difatti di quella iniziale fanno parte le ottime “Graffiti” e “Apply some pressure”, mentre l’altra include gioiellini come “The coast is always changing”, “Kiss you better”, “Limassol” e “Once, a glimpse”. Tra l’altro molti di questi pezzi hanno pure un appeal danzereccio, per cui non mi stupirebbe più di tanto sentirli in qualche rockoteca (anzi, se dovesse capitarmi sarebbe senz’altro una cosa gradita…). Un disco da non perdere insomma, e una nuova band da tenere in grande considerazione da ora in avanti.

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