Kasabian: Empire

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Ver Sacrum Cosa ci si può aspettare da un gruppo che ha preso il nome da una delle ragazze appartenenti alla Manson Family? Di certo non musica felice e spensierata, ma in realtà i Kasabian non sono nemmeno dediti a sonorità aggressive e oscure, diciamo piuttosto che sono una delle band più chiacchierate del Regno Unito e che in generale la loro proposta può essere definita come alternative rock, anche se quest’ultimo termine, nella maggioranza dei casi, può significare tutto e niente… Il quartetto di Leicester ha esordito un paio di anni fa con un cd (intitolato semplicemente Kasabian) che prometteva molto bene e mi era piaciuto parecchio, non solo perché c’erano quei due/tre singoli-bomba che mi convinsero fin dalla prima volta in cui li sentii, ma soprattutto perché tutto il materiale incluso aveva un fascino davvero particolare. Lo stesso discorso può valere pure per il nuovo Empire, un disco che, appena uscito, ha subito scalato le classifiche inglesi (così come aveva fatto il suo predecessore) e che conquista l’ascoltatore grazie al suo essere “fuori dal tempo” ma anche molto attuale! Tom Meighan e compagni sono un specie di freak modernizzati, amano la psichedelia ma sono anche appassionati di rock sanguigno, per cui hanno deciso di creare brani nei quali sia possibile ritrovare elementi tipici dell’uno e dell’altro genere. In tanti li paragonano ai Primal Scream, ma in certi momenti a me sembrano quasi una light-version dei Black Rebel Motorcycle Club (vedi pezzi come “Sun-rise-light-flies”, “By my side” o “Me plus one”), e questo non è certo un demerito visto che la giovane formazione americana ha fatto cose davvero pregevoli negli ultimi anni. Resta comunque il fatto che, nonostante la somiglianza con questa o quell’altra band, i Kasabian sanno realizzare canzoni con un trademark particolare e che anche gli episodi di quest’ultimo lavoro hanno tutti una loro peculiarità, data da un uso moderato ma essenziale dell’elettronica e dalla cura con cui i quattro elaborano linee melodiche d’effetto, accostandole poi a ritmiche semplici ma efficaci. Un album che riconferma quanto già sapevamo insomma, e che consiglio vivamente a quanti avevano apprezzato il debut.

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