Adversus: Laya

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Ver Sacrum Un breve brano introduttivo, caratterizzato inizialmente da suoni bucolici (il canto degli uccelli, un cavallo in corsa) lentamente si trasforma in una versione in lingua tedesca di “The wind that shakes the barley”, in cui la voce (bella ma che dà l’impressione di già sentito, in quanto molto vicina come timbro a quella di numerose cantanti gothic metal) si appoggia su basi elettroniche allo stesso tempo pompose e ritmate coadiuvate dalla strumentazione acustica: in fondo una bella versione, che si allontana leggermente da quelle, splendide e per voce sola, dei Dead Can Dance e dei Lupercalia. È in questo modo che i teutonici Adversus ci introducono nel loro terzo lavoro, a metà strada tra l’EP e il CD di lunga durata con i suoi trentacinque minuti, dopo un recente cambio di formazione. Si tratta di un gruppo a me, finora, sconosciuto che dà l’impressione di provenire da un’ambiente metal, anche se qui di metal c’è poco e niente. Il CD prosegue, infatti, con la lunga “Laya”: un brano acustico di quattordici minuti in cui fa la sua comparsa anche la voce femminile; un bel brano, dagli arrangiamenti non banali in cui spiccano violino e arpa e con le due voci che si alternano nel dare vita a sonorità a mezza via tra il folk di matrice germanica e l’ethereal neoclassico, con un inizio tranquillo che va dilatandosi per tutta la durata del brano. Segue la lenta ed evocativa “Krähen im Gewölk”, in cui la voce femminile si staglia su una base ambient scura e accompagnata dall’arpa. “Seelenwinter – Lagerfeuer version”, a mio giudizio il brano meno riuscito dell’album, chiude un album che, pur non facendomi urlare al miracolo, può giocarsi qualche carta interessante, anche se suppongo che desterà più interesse nelle lande tedesche che dalle nostre parti.

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