Tropical Horses: Mirador

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Non capita più  tanto spesso, da alcuni anni a questa parte, di ascoltare della musica sorprendente per cui, quando succede, bisogna assolutamente parlarne! Tropical Horses è il progetto creato dal francese Max Antoine Le Corre, del quale la Anywave ha appena fatto uscire il debut album, Mirador. La musica di Tropical Horses è praticamente indescrivibile: ogni due minuti sembra di riconoscervi l’influenza di qualcosa ma inglobata com’è in un contesto misterioso ed inusitato, sembra totalmente trasformata nella sostanza e nelle finalità così da risultare nuova. I paesaggi sono spesso caotici ma non disorganici, l’ossatura è elettronica ma con visibili interventi di una chitarra shorgaze fortemente ipnotica ed atmosfere estremamente inquietanti ma bisogna fermarsi alle sensazioni, anche perchè i brani sono diversi fra loro: è lo stesso musicista, poi, a dichiarare – lo si è letto in rete! – che il processo creativo alla base di Mirador è improntato alla più perfetta libertà. “Satanic Prayers” introduce in un paesaggio opprimente, pesantemente elettronico, con una chitarra ipnotica e la voce distorta che sembra ‘galleggiare’ su misteriosi echi e rumori ora vicini ora lontani: il pezzo è molto bello e sconcertante nella sua cupa tensione che si stempera in un finale trascinante. La seguente “Your Love is a Devil” è del tutto differente: lenta e sincopata, sembra ispirarsi a suoni tribali complicati da un contesto ‘rumorista’ che confonde le linee musicali, mentre il canto ‘gronda’ cattiveria; lo scenario cambia, ovviamente, in “Dead Gaze Exorcism”, che accelera il ritmo ma si tinge di colori scuri e sinistri, con tanto di conclusione in pompa magna, come una fanfara un po’ squinternata. Nuovo rallentamento in “Here Comes Your Ghost” che sfodera forme ingannevolmente melodiche, ma qua e là ‘soggiogate’ da suoni contrastanti strani ed inattesi e non parliamo poi dell’inquietudine che deborda in “Hologram”, con  una combinazione di motivetti allegri all’inizio – in pratica il pop secondo Tropical Horses –  cui, in seguito, si aggiunge sia la caricatura di un canto gregoriano sia una gragnola di rumori di stampo industrial mentre la voce ‘discetta’ sullo sfondo: una musica folle? Forse si, ma anche molto stimolante. E ancora: “Rivers of Sadism” sembra un diabolico tormentone e, dopo l’assoluta anarchia di “Wild Night”, troviamo l’apocalittico e indecifrabile fragore di “Impenetrable Darkness”, mentre la conclusiva “Depressed is Only the Beginning” ci lascia in un tenebroso clima metropolitano ove dilaga il boato delle macchine e, forse, Jena Plissken ci attende all’angolo… infinite sono le vie della musica.

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