Black Heart: All is Lost

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blackheartL’austriaca Corina Cinkl è un personaggio noto in molte ‘scene’ europee per le sue collaborazioni e svariate produzioni: musicista, compositrice, vocalist, oltre che proprietaria di una piccola etichetta, ha sempre spaziato fra tutte le diverse ‘manifestazioni’ del dark, senza tralasciare l’industrial o il noise: ma il suo progetto solista, Black Heart, propone un genere elettronico oscuro e intimista che è culminato nel debut album uscito quest’anno, All is Lost. Il disco contiene testi tristi ispirati alla mitologia greca che gli conferiscono una certa originalità, ma non cerebrali all’eccesso, e introduce atmosfere per lo più piacevoli anche se, certo, non si distingue per un estro esagerato. Nei dettagli: il primo pezzo, “Follow” è già uno degli episodi migliori e procede con lentezza a disegnare uno scenario buio e sensuale, dove il synth è usato efficacemente e la voce fa la sua parte con disinvoltura. Subito dopo, “Black Heart” presenta ancora tetre visioni di grande seduzione su passaggi ‘sintetici’ di fascino e in “Shadows” le tinte sembrano ulteriormente annerirsi e il canto appare meno uniforme e più ricco di pathos emotive; la title track, altro brano fra i più notevoli, inclina verso eloquenti sonorità di stampo ‘cinematografico’, cupe ma non prive, grazie al caratteristico canto, della sfumatura sensuale di cui si diceva e che risulta davvero accattivante. Poi, dopo qualche traccia meno significativa come ad esempio “Mirrors”, che il pianoforte non riesce francamente a ‘salvare’ dalla convenzionalità, la raffinata “Stars Align” conclude l’album con suoni più corposi ed una parte vocale più intrigante che mai, attestando quanto la musica di Black Heart, nel complesso, abbia i numeri per suscitare l’interesse degli amanti del ‘dark’.

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