La Scaltra: Freakshow

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Il duo tedesco La Scaltra torna quest’anno con l’album, Freakshow. Rispetto al precedente EP Ghosts Aeleth Kaven e Dae Widow hanno affinato e arricchito il loro stile, conferendogli per altro tinte ancora più oscure e proponendo un lavoro che, pur collocandosi in area darkwave/gothic, si distingue dalla massa per classe e ‘solidità’. Freakshow contiene dieci tracce, alcune delle quali davvero belle e intense, profondamente influenzate da un immaginario ‘orrorifico’ e da stati d’animo molto tenebrosi anche se le ritmiche vivaci ne fanno potenziali hit per la discoteca. Si comincia con una brevissima e lugubre “Intro” dall’esordio ‘marziale’ che rende già l’idea  degli scenari che arriveranno. Poi si entra nel vivo della tradizione e dell’ispirazione postpunk del duo con “Devil’s Playground”, uno degli episodi più felici, dove il ritmo nervoso è scandito dal basso cupo e il contesto viene ravvivato da una chitarra forte e intensa (Jay Sharpe); la minimale “Cantate”, caratterizzata da passaggi ripetitivi dal sapore vagamente ‘morboso’ inserisce efficacemente l’elemento ipnotico. La successiva “The Cat Lady” appare pervasa da una malinconia dolorosa punteggiata da singoli nuclei di tensione e le tinte perseverano nell’oscurità anche dopo, in “Gloria” che coinvolge fin dal bellissimo inizio e vede, fra l’altro, un significativo contributo maschile al canto (Ashen di Aschfahl). Poi, dopo il mood lievemente ‘minaccioso’ di “A Remedy”, con il suo incedere cadenzato e un po’ incombente, “Sonar Dance” fornisce un cambio di rotta e propone suoni più dinamici adatti al dancefloor, sostenuti da una ritmica quasi EBM; “Holidays”, mantenendo l’andamento vivace, si sposta su un’atmosfera più densa e solenne. In chiusura, superato il clima a colori gothic di “Chained Hysteria”, “Black Wedding” conclude con una trama elettronica maestosa dai toni un po’ sinistri un disco davvero apprezzabile che attesta impegno e maturità.

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