Con i Novembre silenti dal 2016, accogliamo con soddisfazione The pattern ma facciamo attenzione a non attribuire ad esso aspettative troppo urgenti. 

 Il progetto di Massimiliano Pagliuso, che dei titolari di “URSA”, “Novembrine waltz” e di tutti quei piccoli/grandi capolavori che giustamente tanto apprezziamo, è chitarrista e membro stabile dal 1997, segna il passo più importante della propria vicenda artistica, ovvero l’esordio sulla lunga distanza. The pattern rompe un lungo oblio, risalendo a ben venticinque anni fa sia la demo che l’ep che rappresentano le prime testimonianze dell’esistenza del complesso. Di queste ricupera le tracklist nella loro quasi totale intierezza (esclusi due frammenti), rinforzandola con la prova di forza sulla lunga distanza rappresentata dalla suite ”Atlantidea part. 1”, quindici minuti di cangiante e spigliato death/gothic, e con altri titoli che inevitabilmente, nei loro contenuti rimandano al gruppo-madre. Canzoni ben congegnate che evidenziato il gusto compositivo di Massimiliano, nell’esecuzione ben supportato da Alessandro Marconcini, batterista con il quale condivide Oceana dal 1996, e dal chitarrista Gianpaolo Caprino. Armonie che alleggeriscono strutture più complesse, a soli di chitarra funzionali alla narrazione, una prova collettiva di grande vigore sono alcuni degli elementi che rendono The pattern disco da valutare con attenzione e rispetto. Strumentista e compositore inappuntabile, Massimiliano non sempre si mostra a pieno agio nel ruolo di cantante (a tratti ”forza” l’interpretazione), anche se la scelta di non affidarsi ad un ”titolarerispetta probabilmente un preciso disegno. La cover di “The unforgiven” (dei Metallica) rafforza il legame con un ben delineato arco temporale che The pattern richiama in più d’una occasione, senza per questo risultare opera rivolta ad un puro ricupero del passato 

Gli Oceana reclamano un ruolo ed uno spazio propri, facciamo nostre le loro legittime istanze.