Fast Idol è il quarto album di Black Marble, progetto in attività ormai da alcuni anni ad opera dell’americano Chris Stewart, cultore delle sonorità anni ’80, che rivisita con competenza e passione fin dagli esordi: sfruttando le diverse anime del postpunk ma optando comunque per una preponderante componente elettronica, il musicista alterna paesaggi malinconici e introspettivi a momenti distesi e ariosi tipicamente synthpop, esprimendosi sempre con la massima libertà e completando la formula con la sua voce intensa e ricca di variegate tonalità. Nel disco sono presenti undici tracce generalmente piacevoli e, inoltre, non prive di contenuti. Si comincia con “Somewhere”, uscita anche come singolo e considerata uno degli episodi migliori: la trama ‘sintetica’ è agile e gradevole – i colori sono quelli della malinconia di cui si diceva – integrata da una ritmica vivace e una convincente parte vocale. Subito dopo, “Bodies” e la successiva “Royal Walls” omaggiano il synthpop più sbarazzino, strizzando l’occhio ai New Order e a certa tradizione elettronica, mentre con “Try” la ritmica si ‘rinforza’ ancora, quasi a contrastare le note elettroniche che qui divengono fluide e avvolgenti – e la voce vi si adatta piacevolmente – e “The Garden”, uno dei brani più compositi e ‘sfaccettati’, apre aerei orizzonti sognanti. Intriga la seguente “Say It First” con l’atmosfera a tinte pastello e il canto accattivante, anche se poi è “Streetlight” a proporre le sonorità più coinvolgenti e la melodia più riuscita; “Ceiling” torna all’ispirazione wave, per intenderci, in area Depeche Mode, per un momento di ‘ammiccante’ spleen, una scelta stilistica che caratterizza anche la bella “Ship To Shore”. Infine, bypassato il ritmo vagamente esotico di “Preoccupations”, “Brighter And Bigger” chiude con la grandissima suggestione di tastiere suadenti e prospettive schiarite un album fresco e godibile.