E’ arrivato praticamente alla fine del 2021 un disco che ha tutte le carte in regola per risultare intrigante e fuori dell’ordinario: il nome del progetto è The Witching Tale, ne fanno parte Katherine Blake (Mediaeval Baebes, Miranda Sex Garden) e Michael J York (Coil, Current 93, The Utopia Strong, Teleplasmiste), il genere si colloca fra il folk e l’ethereal ma spesso sembra indefinibile nel suo amalgamare sonorità modernissime e tradizioni antiche provenienti da molti luoghi, con l’uso di strumenti inusitati – dall’India, dall’Etiopia o dal mondo arabo – a tratteggiare atmosfere che non richiamano necessariamente i paesi di origine ma rispecchiano sensibilità oscure e misteriose. The Witching Tale, questo anche il titolo del lavoro, diventa sempre più strano un ascolto dopo l’altro: la voce di Blake suggerisce riti magici e li fonde con sensualità ed esoterismo, emergendo su suoni per lo più abbinati in modo insolito, così da formare melodie che emozionano e confondono al tempo stesso. Una musica che sa stupire e coinvolgere, che sviluppa visioni bellissime oppure terribili non può che essere definita una gradita novità di questi tempi. L’album si apre in eterogeneo stile medievale con “The Beckoning”, un concentrato di fascino e sonorità sorprendenti prodotte, fra l’altro, da flauti, sitar e via dicendo, abbinate al canto ‘voluttuoso’ di Blake. Subito dopo, “Roundelay” è caratterizzata da una trama elettronica straordinariamente libera e variegata, che fa da sfondo a una parte vocale dal sapore magico e inebriante, mentre “Dahna” sembra tendere a un contesto spirituale, quasi religioso, definito da un’armonia totalmente sui generis, tante sono le dissonanze che arricchiscono il fluire della melodia; in “The Queen Rides Alone” quelle dissonanze, spinte alle estreme conseguenze, conferiscono al brano colori inquietanti. Torna quindi il Medioevo – ma nella sua versione più esoterica e misteriosa – in “The City In The Sea” che, con il suo riferimento a Edgar Allan Poe, evoca nebbie e immagini angosciose e “The Web Is Broken” indugia in un momento etereo che, però, non potrebbe essere più oscuro; “Where The Sea Snakes Curl”, poco più avanti, è uno degli episodi più significativi e unisce canoni neofolk a un ‘tappeto’ elettronico teso e pulsante, con esiti pregevoli. Infine, la magia da canto delle sirene – rafforzata dalle note di cetra – di “The Falling Garden” e lo scenario onirico vagamente ‘nordico’ della title track concludono un disco che non si può che definire prezioso.