Staub: Trockenzeit

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Ver Sacrum I teutonici Staub praticano una disciplina piuttosto affollata, quella del gothic-rock opportunamente temprato, accogliendo una sfida improba, tanta è la concorrenza che gremisce il settore. A loro onore, Trockenzeit non è opera disprezzabile, avvalendosi di alcuni brani davvero riusciti. E’ il caso di “Treibholz”, song dall’incedere rallentato che ha il pregio di offrire delle vocals femminili coinvincenti e mai invadenti (particolare di non secondaria importanza, visti i tempi…), che fanno da contraltare al declamatorio recitato di Ralf Dammbruch, compositore e vero main-man del sestetto. La versione dello stesso pezzo curata da Alex Kaschte (Samsas Traum) è superlativa! Bella gothika è “Story of Pain”, con le chitarre a dettar le danze (e l’assolo, classicamente metal, risulta assai efficace), anche se le tastiere suonano troppo plastificate (inconveniente che macchia l’intero CD, purtroppo); la title-track ha un andamento spezzato (Ralf qui sussurra, più che cantare), con sfuriate strumentali che si alternano a porzioni più pacate, donando al pezzo epica tensione drammatica tale da renderlo se non altro originale. Nella media “Haben Und Wollen” e “Staub”, non suscita particolari sussulti “Ich bin”, pur risultando godibile, ancora belle chitarre infiorano “Der Hueter”, mentre “Die Am Leben Bleiben” sorprende, tanto è intensa e carica di pathos. In conclusione, Trockenzeit è tipico prodotto di una scuola, quella tedesca, ormai codificata, capace comunque di produrre lavori accattivanti e degni di nota. Meritano un ottimo produzione e grafica.

TagsStaub
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