Aa.Vv.: Body Section

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Ver Sacrum Dopo le sue interessanti uscite degli anni ’80 la toscana Spittle Records è tornata dall’oblio, resuscitata dal noto distributore Goodfellas. L’etichetta è ora dedita (non so se esclusivamente) alle ristampe del materiale del passato, cosa meritoria visto che permette di riscoprire, senza pagare una fortuna alle aste di eBay, delle chicche di oltre 20 anni fa. E’ il caso di questa compilation, uscita originariamente nell’83 per l’etichetta Electric Eye e diventata un pezzo da collezione grazie soprattutto alla presenza dei Litfiba, cosa che indubbiamente ha fatto salire di molto il suo valore nel mercato dell’usato. La ristampa è davvero ineccepibile: ben curata graficamente, con una copertina cartonata apribile e un piccolo libretto con articoli e interviste dell’epoca ad alcuni dei gruppi coinvolti. Sicuramente l’interesse principale va ai pezzi dei tre nomi illustri qui inclusi, ovvero Diaframma, Kirlian Camera e i già citati Litfiba. Il gruppo di Federico Fiumani ci regala un’intensa versione di “Specchi d’acqua” con Nicola Vannini alla voce: a mio avviso l’episodio migliore di Body Section. I Kirlian Camera presentano “Dreamtime Comes”, un brano d’atmosfera minimale, costruito su una base di tastiere, un giro di basso e un ritmo di drum machine: qui è il cantato piuttosto incerto di Angelo Bergamini ad essere la nota debole. Siamo sicuramente lontani dal livello di maturità che il gruppo parmense dimostrerà nel decennio successivo. “Transea” è uno dei brani dei Litfiba che preferisco in assoluto, sebbene la versione qui presente non sia così bella rispetto a quella pubblicata nell’omonimo EP qualche anno dopo dalla IRA Records. Il resto del CD oscilla tra cose più o meno piacevoli, tra episodi più o meno (soprattutto meno) originali rispetto ai modelli “eighthies” anglosassoni ma che comunque si lasciano ascoltare con piacere, testimoni come sono dell’estrema vivacità dell’underground dell’epoca. Casomai fa caso constatare come alla fine da quella stagione siano emersi solo pochi nomi e il resto dei gruppi è imploso senza lasciare la minima traccia di sé, ma questa è un’altra storia. Mi sono piaciuti molto, e meritano quindi una menzione speciale, i brani di Jeunesse d’Ivoire (“A gift of tears”), con un ritornello irresistibile e in cui la presenza di una voce femminile dà un qualcosa in più all’insieme, e la potente “Fear” dei Vox Rei, pura irruenza post-punk. Body Section è un ottimo documento degli anni ’80, in cui, al di là del mito che quel decennio si porta appresso, c’era tanta voglia di fare musica in Italia e di provare linguaggi nuovi: non sempre i risultati sono poi stati all’altezza delle ambizioni ma alla luce della pochezza musicale di questo 2007 Body Section (nonché le altre ristampe Spittle Records di cui parleremo prossimamente) emerge come uno dei rari CD che merita veramente l’acquisto.

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