Dark Day Electrocution

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Siva Six

Siva Six © www.decadancerecords.it

Mi capita sempre più spesso, recensendo dischi e concerti, di sottolineare l’agonizzante stato di certa musica e di una cosiddetta “scena” italiana; l’Electrocution Festival, svoltosi al Music Drome di Milano lo scorso 7 Dicembre, non ha fatto altro che rafforzare certi miei convincimenti. Partiamo dalle inevitabili osservazioni sulla scarsa affluenza di pubblico: nonostante l’evento fosse stato ampiamente reclamizzato (anche sul nostro sito) su vari canali d’informazione, il pubblico intervenuto all’evento è stato di dimensioni veramente modeste.

Certamente non va ignorata la concorrenza di un altro evento, indirizzato più o meno verso lo stesso tipo di pubblico, in un locale poco distante, ma rimane il fatto che in Italia gli eventi “live” continuano ad essere snobbati dalla maggior parte del pubblico, sempre più recettivo invece verso la semplice serata danzante. Nulla di nuovo mi si dirà, vero, ma fa sempre male constatarlo a chi invece reputa l’aspetto “live” parte fondamentale della passione che si nutre verso la musica.

Detto questo, anche il “contorno” solitamente sempre presente in occasione dei cosiddetti “Dark Day”, era praticamente assente: il merchandising delle bands ridotto ai minimi termini, nessun altro stand di dischi o vestiti… insomma un contesto assolutamente triste ed anonimo. Meglio passare a parlare della musica quindi… forse.

Uno dei motivi a cui va imputata un’affluenza di pubblico modesta, potrebbe essere da ricercare nei nomi che componevano il cast della serata. Al di là del valore individuale delle bands e delle loro peculiarità (che andremo poi ad esaminare), rimane il fatto che ci si è forse troppo concentrati su un certo tipo di elettronica, mentre in passato questi eventi hanno offerto cast più eterogenei e conseguentemente in grado di attirare maggior pubblico.

Il compito di aprire la serata è spettato agli Iambia, due greco che non conoscevo e dopo averne visto la performance direi che non mi ero perso niente sinora. Ragazza belloccia alle tastiere, ragazzo che si occupa del cantato (parola grossa); la loro proposta musicale può essere catalogata nel calderone “harsh-elettro” (non l’avevo sinora nominato, ma è questo, con l’eccezione di Soman, il genere che dominerà la serata). Peccato che dell’harsh-elettro, o di qualunque altra sfaccettatura dell’elettrosound facciano parte, gli Iambia incarnino la parte peggiore: una performance piatta e scialba trascinatasi nell’indifferenza generale, tra distratti sguardi di sopportazione.

Adam

Adam © http://www.fearsection.de

Si rimane in Grecia anche con il secondo gruppo: Siva Six. I due hanno all’attivo già due album (per l’italiana Decadance) e sviluppano un elettro-sound dai toni particolarmente plumbei ed ossessivi che se su disco può risultare anche discreto, dal vivo non riesce a coinvolgere il pubblico. Troppo statico il singer (tralascio i commenti sul suo fisico imbolsito e sul look che i due hanno esibito), troppo ripetitivo il sound; insomma, un altro concerto che si è trascinato in un contesto di preponderante indifferenza.

Giunge il turno degli italiani Adam, autori di quella che è stata a mio avviso di gran lunga la miglior performance della serata. Se su disco non mi avevano entusiasmato più di tanto (qualche buona idea, musiche indubbiamente valide, ma la solita voce distorta ed un’attitudine che li andava a collocare nella sterminata galassia “harsh”), dal vivo gli Adam sprigionano un’energia che ha pochi pari e, loro sì, riescono a coinvolgere realmente il pubblico (era per altro palese che molti erano lì per loro e che conoscevano bene il loro repertorio). Concerto al fulmicotone, con scaletta incentrata sul loro omonimo album: tra i brani eseguiti ricordo “Voodoo nation”, “Send me an angel”, “Don’t erase my name” e “Dead walking machine”, brani che dal vivo hanno reso ancora più che su disco. Era la prima volta che assistevo ad un loro concerto, ma se sono sempre così, sono un gruppo da seguire assolutamente.

Eccoci ora a Soman; è risaputo come io non sopporti la sua proposta musicale, ma purtroppo per un motivo o per l’altro, questa è l’ennesima volta che mi imbatto nelle performance di Kolja Trelle. Niente di nuovo rispetto a tutte le altre: il “nostro” dietro un laptop, tre “cubiste” raccolte tra le ragazze presenti nel locale e via ad un’ora di “musica” all’insegna della più assoluta ignoranza e tamarraggine. Mi ripeto: altro che “industrial for clubs” come campeggia sulla sua pagina di Myspace; questa è “techno for clubs”. Francamente non concepisco assolutamente la proposta musicale di Soman, quindi è anche inutile che mi dilunghi in dissertazioni su una musica su cui non vi è nulla da dissertare: per chi vuole solo muovere le chiappe (ed è di bocca buona ed ha gusti discutibili) questa musica va benissimo!

Eccoci agli headliner della serata, Grendel. La formazione olandese (in tre sul palco, con Azrael degli XP8 in formazione) presenta l’ultimo album Harsh Generation e mi dà lo spunto per tornare sulla polemica di inizio articolo. Dove sono stasera tutti quelli che da quattro anni, ballano ogni venerdì (qui a Milano) “Soilbleed” entrando in pista con gridolini d’entusiasmo appena ne sentono le prime note? Risposta: a casa o nel locale poco distante sopracitato. Torniamo ai Grendel che è meglio. Rispetto al concerto a cui ho assistito un paio d’anni fa al Summer Darkness di Utrecht, il confronto è impietoso su diversi punti di vista. Il pubblico è ovviamente molto meno numeroso e nel complesso meno coinvolto (anche se qualche “ultrà” c’è anche stasera), il suono penalizza molto i pezzi della band olandese e, “last but not least”, la scaletta ovviamente imperniata su Harsh Generation, mi ribadisce ciò che già pensavo: le canzoni di queste disco sono carine, peccato che siano tutte uguali. Detto ciò, i Grendel ci danno dentro, ed oltre a diversi pezzi dell’ultimo disco, vengono eseguite “Pax psychosis”, “Soilbleed” e “Don’t tame your soul”; il (poco) pubblico che occupa le prime file dimostra di gradire la proposta del gruppo olandese, a cui nulla va imputato dal punto di vista dell’impegno.

Si chiude quindi una serata su cui già non riponevo grosse aspettative, ma che ahimé, è stata al di sotto anche di queste. Con incrollabile fiducia, attendiamo nuove occasioni (ringraziando anche i promoter che, nonostante l’indifferenza di certe frange di pubblico, continuano a portare certi gruppi in Italia e ad organizzare certi eventi), confidando in risultati migliori.

Grendel

Grendel all'ElectriXmas di Malmö (S) 15/12/2007, Foto di Petter Duvander a.k.a. p1r

Links:

Grendel @ MySpace

Soman @ MySpace

Adam @ MySpace

Siva Six @ MySpace

Iambia @ MySpace

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