Cinema Bizarre: Final attraction

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Ver Sacrum Ma questi Cinema Bizarre lo sapranno che esiste una band chiamata Cinema Strange? Non so proprio che pensare a riguardo, perché da un lato i cinque ragazzini berlinesi sono tipi che, in quanto a “conciarsi” ben bene, la sanno proprio lunga, ma dall’altro sono quanto di più lontano ci possa essere dalla formazione californiana… Mentre quest’ultima è conosciuta solo nel giro death-rock, e quindi nel più profondo underground musicale, Strify e i suoi androgini compagni appaiono tranquillamente su Mtv e fanno già strage di cuori tra le teen-ager di mezza Europa. Il loro debut non è però un granché e suona come una versione alleggerita di certo synth-gothic-pop: i pezzi sono ultra-melodici, ruffiani e mielosi, ma soprattutto sono penalizzati da una produzione studiata apposta per renderli “digeribili” a un pubblico giovanissimo e poco avvezzo alle sonorità pesanti, basti pensare a come le chitarre sono state poste in secondo piano rispetto al resto. Peccato davvero perché di episodi interessanti ce ne sarebbero stati diversi, vedi ad esempio “She waits for me” (uno dei brani più tirati dell’album), “I don’t believe” (non male anche se ricorda un po’ troppo i Linkin Park) e gli appiccicosi “Lovesongs” e “How does it feel”, caratterizzati da un ritornello che ti ritrovi a canticchiare nei momenti più impensati. Da notare che i nostri hanno pure deciso di campionare “Everything counts” dei Depeche Mode, inserendo il sample nella canzone “Escape to the stars”, e che il fantasma del gruppo inglese aleggia su parecchi altri pezzi di Final attraction, ma io preferisco sicuramente gli episodi in cui i Cinema Bizzarre non imitano nessuno e tirano fuori un sound più personale. Ragazze sotto i vent’anni siete avvisate, questi qua vi faranno perdere la testa, agli altri consiglio invece di passare oltre, a meno che non siate ascoltatori onnivori e abituati a tutto!

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