Rose McDowall

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Rose McDowall

Rose McDowall a Londra, Foto di SoftblackStar

Un concerto di Rose McDowall è un evento abbastanza raro, e per l’occasione è stato reso ancora più unico grazie a una serie di situazioni in concomitanza. A partire dalla location scelta, un bar situato su una barca ancorata sul Thames, sede abituale di “The Ship of Fools”, serie di concerti a cadenza bimestrale organizzati da Tony Wakeford e la sua cricca. E il corpulento musicista inglese fa anche gli onori di casa, strappando i biglietti all’ingresso e timbrando gli spettatori.

Scegliere una barca come location è sicuramente una scelta molto romantica e affascinante ma non priva di qualche inconveniente, dato che il caracollio della barca, nonostante la giornata sia bella e non troppo ventosa, si fa sentire spesso e volentieri.

Ad aprire il concerto Eva Eden, nome a me completamente sconosciuto, e che vorrei anche dimenticare al più presto. Ormai sembra essere l’ultima moda: si imbraccia una chitarra, si strimpellano due accordi due (e pure male), si canticchia o si recita qualcosa, possibilmente fatti di vita vissuta. Avete presente quando qualcuno ha appena iniziato a suonare uno strumento ed capace di fare solo quei due-tre accordi con lo stesso ritmo sentito mille volte? Ecco. È Eva Eden.

Fortuna vuole che il concerto finisca presto, dato che proprio lo stesso giorno sulle rive del Thames era in corso una manifestazione con tamburi, carri, gente in maschera, e che si era arrivati al momento dei fuochi d’artificio. Quindi tutti su, ad ammirare lo spettacolo da un punto di vista privilegiato, direttamente sul fiume.

Finiti i fuochi è l’ora per Rose McDowall di imbracciare la chitarra, accompagnata dalla sua band: chitarra, basso, violino, violoncello, e c’è anche Lloyd James dei Naevus alla batteria. La McDowall non dovrebbe avere bisogno di presentazioni, ma per i più distratti ricordiamo che era membro fondante di Strawberry Switchblade, Spell, Sorrow, oltre che figura di rilievo in diversi album di Death In June e Current 93.

Tanti i brani in scaletta, tutti eseguiti con calore tanto da Rose quanto dai suoi compagni. Gemme di pop-folk come “Soldier”, “Ruby Tears”, “Forgive Me”, persino “Let There Be Thorns”, dall’omonimo EP, oltre a brani ancora più vecchi come il pop di “Crystal Nights”. Lacrimuccia di commozione del sottoscritto per “Stone Is Very Cold”, dal repertorio degli Spell, mentre oramai immancabili sono la cover di “Sunday Morning” e la chiusura con “Since Yesterday”, con Rose che confessa candidamente che lei “fucking hate this song”.

E pazienza se qualche volta esce fuori anche una stecca, il concerto ci è piaciuto lo stesso, e dispiace che sia durato “solo” un’oretta abbondante. Ne vorremmo di più di concerti così, ma soprattutto ne vorremmo di più di canzoni così, di quel suono così tipicamente inglese, frutto di un connubio perfetto tra il retaggio pop e il rigore della tradizione folk.

Adesso resta da chiedersi quand’è che Rose si deciderà a far uscire del nuovo materiale, perché Let There Be Thorns è del 2001, e vista la bontà dell’ultima uscita, sarebbe ora di riprendere il filo del discorso da dove si è interrotto.

Links:

Rose McDowall @ MySpace

The Ship Of Fools @ MySpace

Rose McDowall

Rose McDowall a Londra, Foto di SoftblackStar

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