Lia Fail: Cynical stones

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Grande cura hanno dedicato i Lia Fail al loro esordio discografico, curando ogni minimo particolare di Cynical stones fin dalla sua confezione, due ante apribili in cartoncino le quali rendono l’opera gradevole anche al tatto. Ed è l’udito il senso che i dieci brani del disco deliziano, ovvio trattandosi di musica, non tanto scontato però se consideriamo le schifezze (spesso dei best-seller!) che ci dobbiamo sorbire ogni giorno… In vece, la produzione, curata da Nico Solìto e dall’esperto Cristiano Santini (un curriculum, quello dell’-ex Disciplinatha, che s’è fatto negli anni sempre più nutrito ed autorevole, potendo contare diecine di interventi in ambito underground nazionale), ed il particolare zelo riservato agli arrangiamenti (di Saverio Tesolato – Autunna et sa Rose) rendono il suono del disco perfettamente bilanciato, permettendo all’ascoltatore di beneficiare d’ogni minimo intarsio che arricchisce i singolo episodi di Cynical stones. Assai sono maturati i Lia Fail, anche caratterialmente, e le intriganti atmosfere di “New dimension” lo testimoniano, superando questa splendida canzone gli steccati, troppo rigidi, del neo-folk con un entusiasmante e coinvolgente slancio emotivo. La voce, magnifica, di Sabella Spiga s’intreccia allo strumentismo duttile dei suoi colleghi, quella più severa di Andrea Carboni (anche flauto traverso) offre una lettura soprendente di “Just a breath” e mi piace particolarmente su “Battlefield”, col suo registro austero, due episodi dall’umore pop impegnato, sottolineato dagli ottimi interventi del violino di Willj Amadori. L’ordito è semplice, ma intessuto da mani sapienti, ce lo fanno notare le chitarre di Edoardo Franco, pronte a disegnare paesaggi dalla bucolica bellezza, ma anche ad intervenire con decisione quando la trama lo richiede (la solenne e storica “Leipzig” viene quivi riletta con grande attenzione), il basso di Nico Solìto aderisce ai codici dettati dalla wave più canonica (“In this square”), ma il suo integrarsi perfettamente al tema peculiare proposto dal suo gruppo rende i Lia Fail ancora più unici in un panorama musicale che necessita di interpreti coraggiosi, animi che non rinunziano ad abbeverarsi alle più disparate fonti ispirative. Non si trascuri inoltre l’indispensabile apporto d’un batterista versatile ed intelligente come Giuseppe Sansolino, il quale fa suo un ruolo che troppi colleghi soggiogano alla cieca furia, alla corsa forsennata od alla tecnica sovrastante ogni cosa, in un delirio d’onnipotenza che ne inficia sovente la resa finale. Cynical stones è il risultato d’un perfetto giuoco d’insieme, ottenuto colla consapevole partecipazione e pure col sacrifizio, anche finanziario, considerato il dispiego di mezzi messi in campo. Una squadra affiatata alla quale s’uniscono con spontaneità (la comune visione d’intenti contribuisce alla creazione di un clima costruttivo) il già citato Tesolato e Simone Montanari (altro reduce da quel capolavoro ch’è “Phalène d’Onyx”, il suo violoncello dona una particolare coloritura teatrale a “Leipzig”). Senza appesantire i propri componimenti d’inutili orpelli (lasciandoli bruciare sui falò delle vanità), ed aderendo ad una espressività esecutiva asciutta (ma non povera), i Lia Fail suggellano con Cynical stones una prima parte di carriera che potrà, se il Fato benevolo vorrà esser loro accanto, costituire sorgente di grande soddisfacimento artistico. Il finale, suggellato dalle splendide “Lost in the wind” ed “A soldier…”, c’induce a ricominciare daccapo, ed è questo un ottimo (il migliore) indizio della bontà del lavoro compiuto da questo manipolo d’audaci. PS: v’è a chiusura definitiva una traccia fantasma, mai verbo si dimostrò più adatto a definirla tale… Un canto di morte e d’addio estrinsecato in un linguaggio a tratti affine a quello in uso ad And Also The Trees. PS 2: voglio ritornare un instante, prima di lasciarvi, a quanto affermato sopra a proposito dello sforzo economico sostenuto dai Lia Fail. Questa è una autoproduzione, finanziata dagli istessi musicisti, e pertanto va davvero sostenuta, nel nome d’una Arte che non va lasciata morir d’inedia!

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