Hysterical Sublime: Colour

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Scelta oculatissima quella dell’eppì per presentare una proposta, la presente dei palermitani HS, orientata in direzione di un pop elegante e raffinato, memore della lezione ottantiana dei Japan più edulcorati e dei The Smiths meno inclini alla auto-commiserazione. Pochi brani ma efficacissimi per dei giouvini sì, ma dalle idee chiarissime, che sviluppano nello spazio di quattro motivi ove il nitore espositivo esalta una scrittura già avviata alla maturazione, prefigurando al fortunato ascoltatore una strada ancora da compiere ma già definita nel suo percorso. Echi art di Roxy Music si fondono ad un impianto che non rinuncia all’approccio attuale di acts affermati che hanno fatto di certo glam (non quello proletario fatto proprio con maestria dai Giuda, bensì quello più auto-indulgente pronto a specchiarsi nella propria fine eleganza) una bandiera da issare sugli spalti ma non da venerare al punto di soggiacerne supinamente (l’impennata elettrica di “Where” che cita nel suo ardore i Muse). Il violino ed il violoncello contribuiscono ad arricchire lo spettro sonoro di queste composizioni che paiono scritte apposta per rimanervi appiccicate addosso, come i legni di Andy McKay e di Mick Karn fecero per le rispettive band, ed è un piacere immergersi nelle sublimi fragranze di “Gimme” e di “Control” e lasciarsi andare alla quieta melancholia di un tardo pomeriggio dell’Autunno appena principiato. La produzione di Marco Trentacoste (Bluvertigo, Le Vibrazioni, Mallory Switch, Delta V) è funzionale per consentire agli HS di compiere questi primi passi senza il timore d’inciampare. Non si può davvero pretendere di più (aspettando ovviamente ulteriori prove)!

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