I galiziani Ocean Gates mettono in campo una gran varietà di stili, tanto che il loro omonimo debutto (che giunge ad un paio di anni dalla fondazione del complesso) può risultare dispersivo. L’attacco di The equinox warriors” richiama il goth/death rock furente, con Nuria Otero, quanto mai eclettica e versata nel suo ruolo di prima voce, che pare ispirarsi a Rosetta Garrì ed ad un’altra cantante… non mi ricordo il nome…; inoltrandosi nella snella track-list, costituita di ulteriori sette canzoni, emerge il rispetto che il quintetto nutre nei confronti dell’hard-rock dei settanta, quello più oscuro, ed alla NWoBHM. Non stupisce pertanto l’omaggio che fanno ai Trespass, riproponendo la loro “Stormchild”, sovente sono le chitarre ad ergersi protagoniste, con la sezione ritmica a dar prova di adattamento e di duttilità.  

Un disco d’altri tempi, Ocean gates, allorquando non era necessario schierarsi sull’uno o sull’altro fronte, ma sufficienti erano spirito e tecnica. Ecco il pregio principale del combo, il voler evitare il paragone a tutti i costi. Così “Night shift” indugia sul rock chitarristico più duro, sponda americana, “On the way out” è un cadenzato doomeggiante, mentre la citata “Stormchild” corre via veloce nel solco profondo scavato da chitarra e basso, ed ascoltate con attenzione la Munoz, alle prese con una prestazione assai autorevole in “Beyond the veil”, che apre come ballad per poi trasformarsi in gagliarda prova corale.  

Certo che Ocean gates non è disco da eccellenza assoluta, ci mancherebbe, i suoi creatori devono ancora perfezionare uno stile che risulta acerbo (e quando serve “asciugare” il songwriting, come in “The curse”). Sono musicisti esperti, devono solo acquisire una maggiore amalgama, la varietà dell’approccio è un ottimo punto di partenza.  

Susan D’Iavollo dei (dispersi?) Moonchild, ecco il tassello che mi mancava!