Wumpscut: Cannibal Anthem

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Ver Sacrum Qualcosa sembra essersi irrimediabilmente spezzato nel processo creativo di Rudy Ratzinger. Qualcosa deve essere successo nei tre anni che hanno separato “Wreath of barbs” (ottimo disco a mio avviso) da “Bone Peeler” (punto piu’ basso della produzione discografica di Wumpscut, sempre a mio parere), seguito esattamente un anno dopo da “Evoke” (stilisticamente simile e di poco superiore al suo predecessore); passato un altro anno eccoci puntuali all’appuntamento con l’ultima fatica di Herr Ratzinger, “Cannibal Anthem”, disco che, dopo una prima favorevole impressione, mi lascia infine la stessa insoddisfazione dei suoi due predecessori, rispetto ai quali si rivela comunque superiore. L’apertura del disco mi aveva fatto sperare in un ritorno di Wumpscut ai bei tempi dei primi album, infatti l’iniziale “Herzlich wilkommen” (un breve intro, cupo e minaccioso) è seguita da “Wir warten”, un pezzo tosto, rabbioso e dotato di un’energia che era praticamente assente in “Bone Peeler” e “Evoke”; il sound è meno grezzo rispetto a quello di “Music for a slaughtering tribe”, “Bukertor 7” o “Embryodead”, ma la sensazione è quella di un Wumpscut meno “soft” rispetto agli ultimi lavori e nuovamente pronto a lanciare cupi e possenti “anthem” elettro-industrial. Purtroppo tale sensazione si rivela di breve durata: “Die liebe” ci riporta in una dimensione piu’ rassicurante; la successiva “Jesus antichristus” (da notare che questi due brani sono stati pubblicati in diverse versioni, tra cui un buon remix dei Feindflug, in un mcd che ha anticipato la pubblicazione dell’album) ci dà un’ultimo sussulto d’energia, ma si tratta pur sempre di una rabbia “controllata” con precisione chirurgica ed asettica, che sa troppo dell’opera di un vecchio ed abile mestierante piuttosto che del sano (e magari ingenuo) entusiasmo del neofita. La “title track” (contraddistinta addirittura da un inconsueto riff di chitarra) fa da spartiacque, e ci introduce alla seconda parte del cd, caratterizzata da brani strumentali (“Auf der jagd”), insulse marcette (“Jetzt”) e pezzi “tranquilli” (“Pass auf”, “Ohne dich”, “Recht vor gnade”), nelle medesime coordinate dei brani che componevano “Bone Peeler” ed “Evoke”. Rispetto a quegli album, il livello medio di questi brani è forse leggermente piu’ alto (bella ad esempio “Hunger”), ma alla fine prevale la delusione per ciò che poteva essere e non è stato, le speranze destate da “Wir warten” non hanno trovato un proseguimento nel resto del cd e “Cannibal Anthem” alla fine risulta un disco che pur essendo piu’ bello dei due precedenti, non entusiasma piu’ di tanto. Piuttosto che sfornare un disco all’anno, è forse giunto per Rudy Ratzinger il momento di fermarsi un attimo e riflettere sul proprio futuro.

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