Dialis: Precatio

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Ver Sacrum I Dialis presentano un progetto decisamente ambizioso, basato su una musica che sa unire, e anche piuttosto bene, un certo neo-folk, ballate rock oscure, un po’ di prog nonché la tradizione della canzone d’autore italiana (cosa questa che potrà sembrare strana, visto che i pezzi sono tutti cantati in inglese). A livello musicale il gruppo ha curato la costruzione dei pezzi con estrema cura, ricorrendo ad arrangiamenti che fondono i suoni di molti strumenti diversi, da quelli tradizionali della musica rock al violino, dal flauto alla fisarmonica, dal pianoforte alle chitarre acustiche fino al sax. La musica ha una forte connotazione malinconica, un gusto spleen che è presente in tutti gli episodi di Precatio. Un primo limite del CD è quello di essere estremamente omogeneo e talvolta anche un po’ monotono. Non è comunque il difetto principale, perché ciò che veramente rovina l’album è la voce di Franco Bottoni. Non che sia un cattivo cantante e anzi la sua voce baritonale è decisamente solida. Il problema è l’uso che ne fa negli undici brani di Precatio. Da una parte l’enfasi messa nel suo cantato è sempre eccessiva, ma soprattutto ricorre costantemente ad un fastidiosissimo vibrato nella voce. Il risultato è costantemente sopra le righe: un manierismo a mio avviso eccessivo e poco efficace. L’album ha comunque, come già detto dei momenti interessanti, come “As Judas Curses” con le sue belle melodie di sapore neo-folk, “A Sweet Eclipse” e “A Cliff Apart”. Precatio è un’opera con degli innegabili punti di forza e forse basterebbe un po’ più di naturalezza e semplicità nella loro proposta per far fare ai Dialis un significativo balzo in avanti. Alla prossima.

TagsDialis
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