Dialis: A trap for fools

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I Dialis sono un duo dalla Campania del quale seguiamo la carriera fin dal primo album Precatio, una buona autoproduzione del 2009,  che aveva in genere ricevuto un’accoglienza positiva. Franco Bottoni e Giuseppe Giulio Di Lorenzo – di formazione folk/rock il primo e pianista classico il secondo – avvalendosi come in precedenza di una serie di collaborazioni, hanno rilasciato da pochissimo questo A Trap for Fools che, in effetti, prosegue sulla strada folk e darkwave intrapresa fin dall’inizio con le caratteristiche che li hanno sempre contraddistinti: un’atmosfera estremamente malinconica e struggente con passaggi quasi lugubri, l’uso di strumenti insoliti come quelli a fiato, i violini, gli archi e via dicendo che conferiscono alle romantiche melodie un sapore particolare e le salvano dal rischio incombente della monotonia. La prima traccia, “Nobody in the Shining Mirror” è un esempio gradevole, sobriamente ritmato, della dimensione del disco: gli strumenti sembrano fare ingresso gradualmente ampliando la sonorità, mentre la divagazione di una voce femminile e soprattutto il lavoro con lo strumento a fiato contribuiscono alla sua particolarità. Segue “Vernal”, chitarra e voce intensa di Bottoni, con un lieve spostamento verso una musicalità più convenzionale. In “Reverie” si apprezza soprattutto il pianoforte i cui lividi suoni pongono in evidenza il canto di Bottoni facendolo apparire ancora più sofferto ed introspettivo, ma anche i fiati fanno la loro parte. “Dear war, I’m the man behind the wall” è uno dei brani più complessi ed oscuri: qui come in qualche altro momento la voce del cantante ricorda quella di Alexander Veljanov, per quanto la musica non si avvicini più di tanto a quella dei Deine Lakaien, che resta francamente inconfondibile. Piano ed archi, incedere lento e sconsolato per “Sky’s solitudes” ed anche la seguente “A Tightrope Walker” non muta ispirazione, anche se il risultato è meno efficace. Da segnalare la title track, che chiude l’album e, nel trasmettere sensazioni malinconiche e decadenti, crea un amalgama strano e variegato grazie all’uso di strumenti della tradizione popolare (fisarmonica), in una sorta di recupero singolarissimo del folklore dell’Italia meridionale. In sostanza, la ricerca dei Dialis di una dimensione originale prosegue con successo e merita attenzione ed apprezzamento, sebbene non tutte le tracce di A Trap for Fools sembrino riuscite allo stesso modo e alcune appaiano più piatte di altre.

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