Ataraxia: Wind At Mount Elo

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Per me – e sicuramente per molti dei lettori – è sempre un enorme piacere accogliere un nuovo lavoro della band ormai attiva da oltre vent’anni. Alfieri del gothic più colto e più contaminato – splendide le loro incursioni nel genere cabarettistico con un paio di lavori tra i più recenti – eccoli ora riavvicinarsi alla formula rock. Ritmo e chitarra elettrica sono le compagne di viaggio di questo lavoro assai lungo ed elaborato che mi ha lasciato a tratti piacevolmente stupito ma a volte anche annoiato. Ho amato tutti i loro lavori ma questo in particolare vuol dire troppo con troppe canzoni senza riuscire sempre a colpire il bersaglio. L’inizio è fulminante: “I Am” è una dolce ninna nanna interiore di cui colpisce non solo il semplice ma memorabile fraseggio di chitarra ma anche il morbido cantato di Francesca sempre evocativo. Le successive “Espirito Del Agua” e “Innocence” mantengono alto lo standard immergendoci nella dimensione dell’estasi e del sogno la prima; in atmosfere più terrene ed esistenziali la seconda. Il guaio è che il disco procede scendendo verso una deriva rock alternativa meno consona alle loro potenzialità. Ciò che hanno sempre evitato educando spesso l’ascoltatore alla musica di ricerca migliore nel suo genere ovvero il classico “darkwave” torna qui in episodi come “In(k) Meditation” ma in particolar modo in “Absorbed”, pezzo sicuramente minore del lavoro. La parte centrale è sicuramente quella meno stimolante. Brani troppo lunghi e poche idee a cui fa da contraltare la parte finale, a partire da “Sei L’Oro Che Ti Veste” in cui ritroviamo uno stile a tratti conosciuto ma anche capace di portarsi avanti con immutata freschezza. “Truth Explored” e “Purity Movement” chiudono degnamente un album che funziona come un saliscendi. Difficilmente ho avuto critiche da fare agli Ataraxia ma alcuni momenti del disco suonano stantii come se nemmeno loro credessero in quello che fanno e novità se ne sentono poche. In ogni caso, quello che brilla è notevole ma l’eccessiva alternanza nella qualità mi porta a considerarlo senza dubbio un lavoro interlocutorio ma sempre degno di ascolto.

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