Faun: Luna

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Per la gioia degli amanti del genere folk/medievale, i Faun hanno da poco pubblicato il loro ottavo album in studio. Chi aveva temuto che, dopo il passaggio nella scuderia della Universal e il raggiungimento di un successo di pubblico mai visto fino a Von den Elben (a suo tempo presente nelle charts di Germania, Austria e Svizzera) la band si sarebbe trasformata in un fenomeno di massa a scapito del livello artistico, ha potuto presto ricredersi. A detta di tutti, questo Luna è un disco assolutamente notevole che, addirittura, per molti aspetti tornerebbe alle origini del gruppo, attenendosi agli abituali moduli espressivi e la qualità è complessivamente buona, nonostante qualche episodio un po’ facile sembri dimostrare la volontà di un compromesso con le esigenze commerciali. Si tratta di un concept album incentrato sulla luna e le simbologie ad essa attinenti, in particolare la femminilità: la copertina del resto allude con ogni evidenza al contenuto, ritraendo un’affascinante figura femminile – una ‘Mondgöttin‘ – in un contesto profondamente blu, che accenna discretamente ad un’elegante atmosfera notturna annunciatrice di sogni. Si inizia con “Luna Prolog” che con i morbidi suoni di sottofondo va simulando uno scenario silvano al chiaro di luna, la cui presenza si evidenzia nell’etereo canto. Segue Walpurgisnacht” che, dopo il breve, piacevole esordio ritmato, si arena un po’ sul motivo orecchiabile da danza popolare che non fa in verità pensare ad una ‘notte di Walpurga’; più riuscita Buntes Volk”, per la maggiore complessità strutturale e sonora e l’alternarsi vocale di Fiona Rüggeberg e Micha Rhein (In Extremo), ospite nel brano. Suggestiva anche “Menuett”, il cui testo richiama la poesia di William Butler Yeats “The Song of Wandering Aengus”, e che le voci di Fiona Rüggeberg e Katja Moslehner impreziosiscono. “Hekate”, melodia accattivante cantata da Oliver S. Tyr, procede a cadenza di walzer fra bei cori e giochi di voce, ma è “Blaue Stunde”, a mio avviso, uno degli episodi migliori che, con la sua ‘patina’ anticheggiante su suoni moderni, rappresenta al meglio lo spirito dei Faun: orecchiabile il giusto, canta un paesaggio crepuscolare a metà fra realtà e sogno. “Cuncti Simus” è l’unica con le parole in latino e non in tedesco, provenendo dal culto mariano del XIV sec.: qui si apprezzano in particolare i magici toni ‘eterei’ di Sonja Drakulich; Hörst du die Trommeln” e “Die wilde Jagd”, invece, si rifanno palesemente alla tradizione ‘agreste’ e popolare tedesca, con melodie al flauto e duetti cantati, mentre “Frau Erde” è un esempio di ballata densa di pathos. Infine “Hymne der Nacht” e, soprattutto “Abschied” chiudono in dolcezza – la seconda, su testo di Joseph Von Eichendorff, è una sorta di ninna-nanna – un lavoro che non è magari da annoverare fra i migliori ma resta pregevole sotto molti aspetti. Ricordiamo che l’edizione DeLuxe contiene tre bonus track, fra cui una nuova versione di “Wind und Geige”, famoso brano del 2003: diciamo che potrebbe valere la pena…

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