Un primo scorcio di 2021 che non si è certo dimostrato avaro di soddisfazioni (limitatamente alla musica, chiarisco subito, per il resto…). Lake of Tears, Aborym, Burning Gates ed ora All My Faith Lost. Dal “rumorealla quiete, casella ove collochiamo il complesso friulano.  

Untitled. Proprio così, non un titolo, primo ed importante segno. L’intestazione solitamente fornisce degli indizi, degli spunti d’indagine. Non Untitled che è opera che si spoglia della vanità del pop, della canzone facile. Come è nello sobrio e proprio che riconosciamo agli AMFL.  

Viola, Federico,Fabio ed Angelo vestono queste composizioni di austera eleganza; l’ostentazione vanagloriosa, ripeto, non appartiene alle loro indoli, le canzoni riflettono stati d’animo, indagazioni, sentimenti, e sono caratterizzate dall’anelito al bello che da sempre è componente fondante del loro processo creativo. Anche nei frangenti più cupi, più introversi, quando paiono ripiegarsi, rannicchiarsi su stesse. La severa compostezza di “Nymphs IV” non è semplice forma, calco di gesso. La giacca della divisa, slacciata, lascia intravedere una candida camicia macchiata di sangue. “We all die sometimes” indaga l’ineluttabiltà del Fato, la venustà abbacinante di “The ice princess” commuove, aggranchia l’anima nostra, lasciandoci intirizziti ai margini di una selva inestricabile che altro non è che la nostra Vita. Dovremo affrontarla, attraversarla, affondare nella mota. Brani d’una semplicità apparente, in realtà profonde elaborazioni di sentimenti intimi, un foglio bianco ove ogni uno di noi potrà appuntare gli eventi che segnano il quotidiano. Ogni giorno va vissuto, poi la notte, l’esatto istante allorquando le tenebre prendono il sopravvento sulla luce che si ritira, ci costringerà a stilare i primi bilanci. Sovente dolorosi, ma atti purificatori. 

Undici anni dopo “Decades”, avvalendosi di un nuovo membro, Angelo alla chitarra, gi AMFL non si limitano a riallacciare i fili con un passato importante che certo non viene ripudiato, tutt’altro, essendo esso percorso verso una maturità ormai acquisita, ponendosi invece con attenzione al presente. Una lettura estesa, avendo scrittura e registrazione occupato l’ultimo quinquennio, che non conosce pause e nemmeno incertezze. Eppoi, la bellezza, idealizzata, formalmente impeccabile di undici canzoni che sono evidentemente frutto di un processo formativo accurato, che ricorrono ad una formula sperimentata (l’esperienza) ma non si ripiegano su di essa. Una ripartenza?

Un flusso inebriante di suoni e di voci, grazia ed armonia, il tiepido raggio del pallido sole morente che illumnina per l’ultima volta la distesa di ghiaccio, algida, perfetta, marmorea; accarezza il nostro volto donandoci una fugace sensazione di calore, che presto s’estingue incalzata dal gelo. Ma un lontano baluginio insiste, resiste al buio. La sospensione di “Awakening the moon”, “Violent dreams II” ch’è quasi un prenunzio, l’epilogo di “The night is calm”. Untitled è questo e non solo. E’ opera impegnativa perchè affida all’ascoltatore il compito più grave: riempire gli spazi, i bianchi, i vuoti. Untitled non è solo mirabile. È necessario. 

PS: disponibile anche in doppio LP versione standard e special. 

 

Per informazioni: https://allmyfaithlost.bandcamp.com/album/untitled-2
Web: https://www.allmyfaithlost.com