Ataraxia: Saphir

0
Condividi:

Ver Sacrum Il ritorno degli Ataraxia su etichetta Cruel Moon International, side-label della prestigiosissima Cold Meat Industry, avviene con il progetto Saphir che, come indicano le note che accompagnano il CD, “è un concept ispirato dalla natura magica, simbolica e mistica dei Giardini, … in ogni tempo (e) legati alle culture di aree geografiche diverse: dai giardini pensili di Babilonia, ai giardini arabi, dall'”hortum conclusum” del medioevo, ai giardini Zen e a quelli del Romanticismo inglese… Giardini che vengono rappresentati come una porta universale che si dischiude verso le dimensioni del mito e del sogno…”. Più prosaicamente il CD segna anche la dipartita dal progetto (si spera non definitiva) di Francesco Banchini, alias GOR, che ha contaminato alcune recenti uscite del gruppo modenese con la passione e la profonda conoscenza per la tradizione musicale medievale e mediorientale. Al posto di Francesco in Saphir troviamo un nuovo componente degli Ataraxia, Riccardo Spaggiari alle percussioni, che crea delle strutture ritmiche assai ben bilanciate e armonizzate con la musica del trio “storico” usando tantissimi strumenti, sia “classici” che etnici. Saphir è un album da scoprire a poco a poco: ad un primo e rapido ascolto può ricordare alcuni episodi del passato degli Ataraxia (ad esempio “Outremer” sembra uscita da La malédiction d’Ondine o da Lost Atlantis), un ottimo lavoro – come da sempre gli Ataraxia ci hanno abituato – ma forse poco innovativo. Beh, non commettete l’errore di fermarvi alle apparenze. E’ sì vero che Saphir ha un carattere “dimesso”, lontano dai toni epici di Symphonia sine nomine e de Il Fantasma dell’opera, o dalla ricerca musicale rigorosa di Historiae e di Sueños, ma la sua qualità è innegabile anche se si rivela quasi con pudore. Vanno cercate con pazienza le gemme che affiorano fra le pietre di questo giardino sonoro: le influenze della musica spagnola in “Azur” e in “Jardin de la lune”, l’emozionante eleganza di “The gentle sleep”, un brano tipicissimo dello stile degli Ataraxia e forse uno dei loro migliori di sempre, il riuscito intreccio di vocalizzi di Francesca in “D’arc d’harpe” o le virtuosistiche melodie di piano di “Of Asphodel”, che rimandano al minimalismo di Michael Nyman. Non siamo davanti ad un lavoro radicalmente nuovo, né gli Ataraxia qui si rimettono completamente in gioco come talvolta hanno fatto nel corso della loro lunga carriera: senz’altro Saphir è però un’opera coerente, appassionata e vera, fatta da artisti tanto talentuosi quanto umili. E in più, ed è quel che conta, è una collezione di ottima musica. Se avete seguito nel corso di tutti questi anni gli Ataraxia Saphir non potrà deludervi.

Condividi:

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.