Simple Minds: Silver Box

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Ver Sacrum Prima o poi dovrò scrivere su questo sito qualcosa sui Simple Minds, un gruppo che negli anni ’80 ho davvero amato alla follia. Non ho perciò saputo resistere alla tentazione di acquistare questo lussuosissimo cofanetto di 5 CD, completamente costituito da brani inediti. Chi legge regolarmente Ver Sacrum sa che ho un feticismo per questo genere di uscite che in effetti negli ultimi mesi hanno affollato il mercato (si veda ad esempio i “box-set” di Siouxsie and the Banshees e dei Cure). Il Silver Box rappresenta un completo compendio della lunga carriera del gruppo scozzese, con brani che vanno dagli eccitanti inizi in piena epoca post-punk (1979) fino ad un intero album, composto nel 1999 e mai pubblicato finora per problemi con la casa discografica. La qualità artistica del gruppo è andata progressivamente crescendo dall’acerbo esordio (Life in a day), passando da opere via via sempre più interessanti (Reel to Real Cacophony, Empires and Dance, Sons and Fascination/Sister Feelings Call) fino ad arrivare a quel capolavoro assoluto che è New Gold Dream, davvero una pietra miliare della new wave. Da quel momento in poi il gruppo ha subito invece una vera e propria “involuzione” che, se si esclude qualche momento più convincente (una buona metà di Sparkle in the Rain, Street Fighting Years) è stata caratterizzata da prove discografiche davvero scarse. In questa fase il gruppo ha abbandonato il suo stile musicale per abbracciare sonorità rock che solo raramente (es. il già citato Street Fighting Years) hanno portato a dei risultati qualitativamente interessanti. Questo cofanetto è lo specchio fedele di quanto appena detto: non sorprende quindi che i primi due CD, che raccolgono pezzi fino al 1985, sono assolutamente strepitosi e valgono da soli l’acquisto del box-set. Qui sono presenti alcuni brani live ma soprattutto molte session radiofoniche e demo con i brani dei primi cinque album; c’è poi una emozionante versione di “New Gold Dream” eseguita dal vivo a Glasgow con Bono come ospite (quel concerto era precedente disponibile sul bootleg Summertime in Glasgow) e “Don’t you” tratta dalle prove effettuate in vista del Live Aid. “Don’t you” marca proprio il passaggio da una fase all’altra della musica del gruppo. I successivi due CD del Silver Box presentano brani dal vivo registrati tra l’85 e il ’95. Quelli presi dal concerto di Rotterdam (che al tempo venne anche trasmesso in TV) mostrano un gruppo tronfio, che allunga a dismisura i brani (oltre 7 minuti di media), diventando “de facto” l’antitesi della band post-punk degli esordi. Gli altri pezzi live mostrano i Simple Minds affiatati e convincenti, capaci ancora di emozionare con le canzoni più vecchie del loro repertorio (bellissima la versione di “King is white and in the crowd”). Sul quinto CD del cofanetto, l’album “perduto” dal titolo Our secrets are the same, c’è davvero poco da dire. E’ un CD di rock AOR senza infamia e senza lode, con brani non particolarmente memorabili (se non erro la casa discografica ne blocco l’uscita perché non c’erano potenziali singoli) che dubito potrà interessare ai fan di vecchia data dei Simple Minds. In generale quindi questo Silver Box è rivolto a chi del gruppo apprezza ogni momento della sua carriera: ma anche chi ha smesso di seguirli da “Don’t you” in poi sono certo che non mancherà di emozionarsi all’ascolto dei primi due CD. Può bastare questo per giustificare l’acquisto del Silver Box? A ognuno di voi la risposta (a me comunque è bastato…).

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