The Doormen: Abstract(Ra)

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Succede che i TD rimangano in due (Vincenzo Baruzzi e Luca Malatesta, ovvero i responsabili di liriche e musiche, affiancati qui da un trio di ottimi musicisti di supporto), e che pure le coordinate stilistiche vengano mutate, almeno parzialmente. Ma ne scaturisce un disco, Abstract(Ra), molto personale, introspettivo, a tratti incline alla meditazione solinga, altrimenti pronto a piazzare il brano più movimentato, così, come se niente fosse. Molto disinvolto, eppure suppongo pregno di aspettative, magari tormentato nel concepimento, come tutti i frutti del cambiamento d’altronde. Ed il cantato di Vincenzo lo lascia intravedere, come pure la chitarra di Luca, che a volte cita tra le note Mick Ronson (ed è una sensazione che si ripete, si ascolti una “Inside my orbit” che richiama Bowie/Ziggy). Allure glam ma come inteso dagli Psychedelic Furs che si abbeverano estasiati al verbo dei Roxy Music (sì, gli Suede sono proprio lì, sull’altro lato della strada, a specchiarsi in una pozza che resiste al sole che sta salendo alto nel cielo), così scaturiscono episodi che vanno compresi appieno, quindi ascoltati con attenzione, affinché si possa misurare tutta la loro grandezza. E se i fuochi del recente passato (dell’omonimo esordio e di “Black clouds”) non si sono ovviamente spenti (“A long bridge between us”, “Through my bones” pesano gli Editors e tutti i figliastri della nuova-nuova-nuova onda), le citazioni appaiono competenti e perfettamente inserite nel tessuto sonoro di Abstract(Ra), corredato da un artwork che rimanda ad una fantascienza che ci ha cresciuti, noi cinquantenni, e che manca ai giovani di oggi. Undici canzoni per quaranta minuti scarsi di buona musica, ecco un altro punto pesante da segnare sulla lavagna a favore dei ravennati. Ed ad ascolto terminato, tutto assume un senso, il percorso appare più netto, e la voglia di riascoltarlo dà ragione, una volta di più, ad un disco da segnare tra i più interessanti, e più centrati, del 2016.

 

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