Argine: Pathos!

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A distanza di ben 8 anni dal precedente Umori d’autunno esce un nuovo disco dei partenopei Argine, una delle migliori realtà del panorama alternativo musicale italiano. Spesso accostati al filone del neo-folk, in realtà il gruppo di Corrado Videtta – l’unico membro superstite degli Argine – ha dimostrato di saper spaziare e allargare i propri orizzonti sonori, senza fossilizzarsi in un genere che, onestamente, negli ultimi tempi ha mostrato una certa mancanza di ispirazione. In realtà le radici musicali degli Argine, come anche quelle di altri nomi italiani come gli Ataraxia, affondano nel dark e nel post-punk. Questa loro influenza non è mai stata abbandonata completamente e riemerge ancora oggi. Nel nuovo lavoro – intitolato Pathos! – oltre al citato Corrado Videtta alla voce e alla chitarra, troviamo Caterina Bianco alla voce e al violino, Michele De Finis al basso, lo storico batterista Alessio Sica e Luigi Rubino alle tastiere. Il suono degli Argine non ha perso nulla delle sue caratteristiche: c’è sempre la capacità di creare delle struggenti melodie decadenti impreziosite dai raffinari arrangiamenti acustici della chitarra acustica e del violino. Fin dalla traccia iniziale – la ballata acustica “Pathos! – Prologo” – veniamo immersi in un universo incantato ed etereo fatto di immagini sfumate in bianco e nero. Con la successiva “Fragile” siamo sempre dalle parti di un dark-folk in realtà non così lontano da aperture e melodie pop, una qualità questa di tutto l’album. “Non cambierà” è invece una canzone epica che si riallaccia alle tipiche sonorità neo-folk. Il basso pulsante di “Sulle macerie” è molto post-punk e in odore di Joy Division e caratterizza una traccia incalzante e decisa mentre “Vorrei – Manifesto” è una cristallina ballata per voce e pianoforte impreziosita da un bel testo. “Orrizonte immaginario” è un altro brano tipico del suono degli Argine dove gli intarsi acustici si alternano con fiammate elettriche e dove fa capolino anche un sassofono. In “Verso sera” e “Il tempo della verità – la prima una ballata folk mentre la seconda ha accenti più pop- troviamo protagonista la bella voce di Caterina Bianco: il suo violino ha dato un bel contributo ad arricchire e colorare di tenui sfumature il suono degli Argine. Anche “Aurora” è un bel brano epico con una bella chiusura paraoperistica. La conclusiva ed acustica “Esitante – Epilogo aperto” chiude in maniera impeccabile quello che rappresenta un gradito ritorno. Una menzione va poi ai testi, mai banali e molto profondi.

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