Ottavo album in studio per il progetto The KVB che, raggiunta, per così dire, la maturità, si addentra ulteriormente nell’ambito dell’elettronica sperimentale combinandola però con la formula che ha caratterizzato i loro ultimi lavori, cioè l’occasionale utilizzo di canoni pop-wave, che ha reso la loro musica più riconoscibile e varia. Tremors non si discosta molto dal precedente Unity che aveva complessivamente ottenuto buoni riscontri, ma si orienta verso tinte più dark, in sintonia, del resto, con i cupi contenuti delle liriche. Esordio ‘tosto’ e improntato alla ritmica più nervosa e tirata: “Negative Drive” è principalmente un freddo pezzo di atmosfera ma anche ballabile, tendente a orizzonti ‘futuribili’ ma con un filo che lo connette sottilmente al postpunk, come per stabilire riferimenti e punti fermi. La seguente “Words” non attenua la vivacità ma opta per suoni più morbidi e sognanti e colori più tenui, diversamente dalla bella title track, votata al postpunk più oscuro, dotata di una notevole suggestione – il basso è davvero apprezzabile! – e arricchita da una trama elettronica impeccabile; “Labyrinths” si mantiene su sonorità dark dure e alquanto torve e, sorprendentemente, sceglie un finale ‘tronco’ che lascia una sensazione di incompiutezza fluendo poi in, “In The Silence” con ritmo risoluto e ‘lusinghe’ pop. Quindi, bypassata la reprise ‘tattica’ di “Tremors”, “Overload” si rivela come uno degli episodi più interessanti con il suo andamento vibrante, la melodia molto accattivante e il canto introspettivo: impossibile non esserne attratti. In chiusura, “Dead of Night” e “A Thirst” rimangono sul fronte melodico/danzereccio – ma la seconda si avvale di variegati rumorismi elettronici! – e “Deep End” conclude all’insegna della tenebra più intensa un album piacevole e intrigante.