
Massimo Silverio – Çondar
Çondar è un’unica traccia, ventiminutiecinquantaottosecondi. La definizione più adatta sarebbe suite, ma non so perché, provo un senso di rifiuto nel ricorrervi ora, suggerendomi composizioni ampollose, tronfie. In Çondar, che si apre con il silenzio, sul quale, nel quale entra la voce, si ritrova l’essenza. Una prima parte che affonda nella terra ancora umida di “Hrudja” e di “Surtùm” (ma il solco è qui più profondo, e le parole cadono con un tonfo), il Silverio che conosciamo, intento a disossare il suono, a mostrarne la fibra più cruda: canto e vibrazioni che s’intrecciano formando una trama aspra, rituariamente pagana. È il Silverio maturo che ha compiuto delle scelte (l’uso del Carnico innanzitutto), che ha creduto in esse e, soprattutto, ha acquisito uno stile personale e credibile, laddove spesso, soprattutto in Italia, il ricorso a Lingue diverse (e non intendo quelle straniere) è indice di scherno ignorante. Una maturità che in Çondar è evidente, percepibile nettamente e della quale l’Autore è consapevole, e questo è un ulteriore segno di talento.
Çondar è il vuoto, è l’assenza di qualcosa, e l’indefinibile. L’essere umano vi è attratto fin dalla sua comparsa sulla crosta del pianeta, ma da esso simultaneamente rifugge, perché non riesce, ancor oggi che è civilizzato, che si vanta d’intestarsi imprese inconcepibili fino a qualche lustro or sono, a penetrarlo, a comprenderlo, a tradurlo. Il vuoto cosmico, quel buio lattiginoso che ci sovrasta, terrificate volta scura della quale noi siamo parte infinitesimale, così piccola che non riusciamo a definirne le dimensioni perché, quelle a noi note, quelle da noi codificate, non sono nemmeno utilizzabili. Il vuoto intimo, una voragine che si apre nel petto, giù nell’anima, e che non sempre riusciamo a colmare, e sovente conduce al gesto estremo. Çondar/vuoto che può essere anche l’incavatura ove cercar riparo, dal freddo, dalla pioggia, dalla paura, da noi stessi. Curiosamente, negli ultimi giorni ho ascoltato “Maris Stella” dei Tristan Da Cunha. Anche in quel disco, si avverte sovente un senso di vuoto, di indefinito che si allarga dinanzi a noi, come l’immensità del mare che ci separa da un pugno di scogli. Un vuoto che allontaniamo ricorrendo allo Spirito, alla Speranza. Silverio non rimargina il vuoto, in Çondar esso permane, insiste, s’intensifica. Al minuto tredici circa (ci si sofferma un po’ prima), si verifica la rottura. Improvvisa, uno schianto. Le ossa (prima il suono era stato disossato) che si spezzano. E Çondar si trasmuta in drone, in un fremito che però è stata la viola, con il suo lamento, ad anticipare. Due parti di una materia che è unica, ove, sì, se volete lapidarmi fatelo pure, si rintraccia una matrice lontana, primordiale, quella del black metal che non è posa e volti pitturati, non è atto violento e privo di una reale funzione, bensì è la più efficace, tremenda sinfonia che accompagna da sempre l’Uomo, la ricerca e la conservazione dell’atto primordiale. E che nel vuoto (nel concetto di vuoto) ha la sua rappresentazione più reale.
Çondar traccia le linee ancora indefinite del futuro prossimo di questo Artista capace e retto, un domani intrigante. Çondar non è più solo vuoto, ma è quel solco al quale sopra accennavo. Profondo, intimo, lacerante.

Manledrôs
Manledrôs è una collana (già operativa, Çondar è la terza uscita), un collettivo che riunisce appassionati musicologi, indagatori del suono, sinceri propugnatori e divulgatori della Cultura della nostra Terra; di ogni Cultura, la Musica è uno dei pilastri. Riunisce nomi che da anni operano a favore di essa, e di una Regione (parte di essa, chiarisco subito) intera. Il ledrôs di man è la sberla, è il manrovescio che, a volte, può essere salutare, con Manledrôs i suoi artefici vogliono scuotere, risvegliare (non imporre, non è nella loro Anima); per chi associa il Friulano a frusti stereotipi, o per gli stessi Friulani che in questi si cullano, forse inconsapevolmente (lo spero!), nulla di più benefico. Ma la portata della sua produzione (che brutto termine, ma devo utilizzarlo) si rivolge anche (no, soprattutto) fuori dal Friuli, i cui confini sarebbero troppo angusti per una iniziativa così importante, così capace di mettere assieme forse ed esperienze. Fra le prossime uscite, il nuovo Unviâr. Lo avete capito, su Manledrôs torneremo. E Çondarsarà reso disponibile anche in firmato audiocassetta, pochissime copie. Uno sfizio? Perché no, frattanto prendete nota.
