The Blue Project: Adrift

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Devo confessare di aver inizialmente sottovalutato quest’opera prima dei Blue Project e di aver avuto bisogno di un ascolto piuttosto approfondito per attribuirgli il giusto peso e valore. In effetti c’era da immaginarlo; i due musicisti responsabili di questo progetto non sono nuovi nell’ambiente: il nome di Davide Borghi è infatti strettamente legato a quello del suo progetto Albireon, mentre quello della cantante Maria Cristina Anzola a quello di un progetto di metà anni ’90 chiamato The Bel Am. Devo ammettere la ma ignoranza riguardo a questi ultimi, mentre conosco gli Albireon, gruppo che ho sempre ammirato per la sua indipendenza nella scelta della direzione musicale e la capacità di creare musica che, pur essendo ricca di riferimenti, riesce a nasconderli con una certa facilità in un suono decisamente personale. Questo Adrift oscilla tra elettronica ed ethereal, grazie alle basi create da Borghi e alla bella voce di Maria Cristina Anzola. Non dobbiamo però pensare alle voci liriche, così frequenti in questo genere musicale, bensì a una vocalità calda e suadente che mi ricorda in qualche modo quella di Mara Bressi dei The Black Rose, che nei primi anni ’90 aveva sperimentato strade non troppo dissimili da quelle percorse da questi Blue Project, anche se con un tocco più malinconico, melodico e classicheggiante. Qui, da un punto di vista sonoro, ci troviamo sulla via che dalla musica dei Black Rose si dirige verso le produzioni della Ventricle Records (il cui suono è però di gran lunga più esile e meno “noisy”), nel senso che a volte la parte elettronica fa solo da sostegno al canto, come a volerlo sorreggere nel suo volo; in altri, invece, interviene con maggiore forza nell’impasto sonoro, andando a lavorare la voce stessa (“The lighthouse prayer”). Anche i lavori di Katya Sanna non sono poi così lontani, anche se qui c’è probabilmente una maggior concretezza e la musica è meno incentrata sulla pura voce. In alcuni casi mi sono venuti in mente anche i tardi This Mortal Coil (“Autumn’s spirits”), anche se alla lontana; nella lunga traccia finale, il duo si fregia anche della collaborazione di Riccardo Spaggiari, percussionista degli Ataraxia. Nel complesso Adrift è un lavoro abbastanza interessante, già in grado di mostrare una buona personalità anche se ancora non del tutto compiuto e coeso, ma immagino che in futuro la musica del duo potrà senz’altro migliorare, aggiustando alcuni equilibri tra le due matrici che la compongono e aumentandone la facilità di ascolto.

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