Wire: Wire

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Arriva quest’anno un altro tassello nella bella, ricca carriera degli Wire. Ad oggi, le soddisfazioni non sono mancate, le delusioni sono state, tutto sommato, di scarso rilievo: tanto tempo è passato e loro ci sono sempre, compagni di strada di una storia musicale mai finita. Perciò, l’uscita di un loro lavoro è un evento imperdibile e, in questi giorni, l’ascolto del nuovo album Wire ha rallegrato piacevolmente molti miei momenti. Il disco ‘scorre’ in modo fantastico ma non è certo disimpegnato; alterna episodi ‘creativi’ ed estrosi ad altri solo gradevoli ma non vi è neanche una nota che sia inutile. Vediamo di che si tratta: colpisce subito lo splendido basso dell’opener “Blogging” che viaggia su un ritmo ‘nervoso’, corredato di efficaci staffilate ‘sintetiche’, come è spesso caratteristica dei nostri. Subito dopo “Shifting” devia verso il lato più melodico degli Wire con pacate – ma quanto godibili! – sonorità ‘britanniche’, mentre “Burning Bridges” propone in veste attuale i suoni ammiccanti ma eleganti in quel modo così unico che da sempre sono parte della musica dei nostri: chitarra ‘soft’, incedere misurato e atmosfera un po’ ambigua e lo stesso ‘mood’ perdura nelle successive, orecchiabili armonie di “In Manchester”. Poi, dopo la breve, fluida “High”, ecco la nervosa e tormentata “Sleep-walking” dal significativo testo a contenuto sociale e, ancora, “Joust & Jostle” presenta invece accenti accattivanti abbinati alla ritmica vivace e briosa. Della seguente, bellissima “Swallow”, con le sue sonorità sobrie ma brillanti, si può solo dire: è un pezzo Wire! e la pienezza ‘sintetica’ del finale fa percepire quella complessità che i toni ‘sorridenti’, apparentemente inclini al pop sanno così bene dissimulare. “Split Your Ends”, poi,  accelera ancora una volta e ripropone un andamento frizzante anche se vagamente teso, come si può avvertire nel suono un po’ aspro della tastiera, mentre “Octopus” sembra un brano di 154. Infine la meravigliosa “Harpooned” con le sue distorsioni ed i colori psichedelici, la voce che fluisce libera e vigorosa, delinea come poche altre il mondo visionario ma affascinante degli Wire, sempre con noi oggi con la forza e la fantasia di trent’anni fa.

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