
Sorrow Sphere
Va riconosciuta a MKM (nel presente alla sua branca Club Inferno Ent.) la costanza nel ricercare e promuovere Artisti in possesso di inventiva e personalità, in grado per ciò di fornire un’interpretazione propria al cosiddetto stile espressivo (o genere) di appartenenza.
E’ il caso dei Sorrow Sphere, progetto consolidato attorno alla figura di Ernesto “Doomlord” Menga, unico sopravvissuto della formazione originaria la cui costituzione risale tra fine Novecento ed inizio Duemila, primo periodo al quale ha fatto seguito un lungo iato protrattosi fino al 2024, anno di rientro con “Demonotheism”. Al quale ha fatto rilevante seguito l’ingresso di Giuseppe “Buzz” Nicolò dei Memories Of A Lost Soul, il quale fornisce un’importante scorta strumentale, oltre a sorreggere con i cori il caratteristico timbro di Ernesto. The Wizard of Doom si articola in cinque tracce più intro ed una ripresa in extended version di “Descento to Oblivion”. I Sorrow Sphere possono agevolmente essere inquadrati nel filone doom, essendo le atmosfere da loro evocate tipiche del genere, con una particolare attenzione riservata all’interpretazione vocale che insiste sulla narrazione epica, donando alle singole canzoni un’aura maestosa e solenne. Sono la title track e la successiva “The bringer of Blades” ad imporsi all’attenzione: riff maestosi, voci determinate (alla principale si accompagna sempre il coro) evocano i racconti di Moorcock, prendendo ad esempio Maestri come i Cirith Ungol, con “Doomed Sky” che incorpora elementi goth. Forse i puristi avanzeranno scetticismo, ma ritengo ingiustificato un approccio a questo disco che non sia informato da curiosità ed interesse. Oltre che del necessario rispetto per chi con tanto impegno di adopera.
